In un comunicato al vetriolo, il sindaco di Corigliano-Rossano definisce oscena la gestione dei reparti dello Spoke e critica la centralizzazione dei servizi: «Da Bologna in su ci curiamo, qui solo giochi di potere»
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«Mentre c’è chi gioca a Risiko coi reparti, noi ci curiamo da Bologna in su». Con queste parole il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ha commentato la gestione della sanità calabrese da parte del centrodestra regionale. Attraverso un comunicato stampa, Stasi sottolinea che talvolta usa «parole forti, caricature, metafore», ma in questo caso «non c’è bisogno di nulla»: ciò che sta accadendo nella sanità, secondo il primo cittadino, «va ben oltre l’oscenità politica».
«Blitz, comunicati, conferenze stampa, dimissioni, silenzi: quanto sta facendo il centrodestra calabrese sulla sanità, ed in particolare sui mirabolanti spostamenti dei reparti di uno Spoke, è una gara inenarrabile», scrive Stasi. Il sindaco denuncia trattative «ignobili in stile mercato rionale» dove Ostetricia, Oncologia e Cardiologia vengono spostate «come se i reparti fossero figurine Panini», mentre «noi comuni mortali non andiamo più nei nostri ospedali nemmeno per un raffreddore» e siamo «costretti a recarci a Bologna, Milano, Torino o, nel migliore dei casi, a Roma».
Stasi evidenzia come una parte dei calabresi sia costretta a rivolgersi al privato e molti non si curino più, mentre nessuno risponde a domande fondamentali: «Perché l’Ospedale della Sibaritide è costato tre volte più della media italiana per posto letto? Perché nessuno ancora ha avviato il lavoro per potenziare il depuratore dell’ospedale o realizzarne uno nuovo? Perché pagheremo altri 10 milioni di euro all’anno allo stesso concessionario al quale abbiamo riconosciuto una variante di 200 milioni di euro? Perché abbiamo ridimensionato le attrezzature previste?».
Il sindaco critica anche la centralizzazione dei reparti dello Spoke, definendola «ben diversa dall’inutile spostamento da un plesso all’altro», e chiede: «Quando funzionerà veramente il nuovo ospedale, intendendo un funzionamento vero, non lo spostamento di qualche letto funzionale a fare qualche comunicato stampa ed a non far pagare le penali al concessionario?»
Pur senza nominarlo direttamente, la critica si estende al presidente della Regione e Commissario ad acta per la sanità calabrese, Roberto Occhiuto, accusato di aver adottato «un modello barbaramente centralizzato, dalle Aziende Sanitarie ad Azienda Zero», che risulta «disastroso per i servizi al cittadino ma perfetto per la gestione di fondi e potere».
Il sindaco conclude richiamando la necessità di «una programmazione sanitaria seria, che riparta dai territori e dalla prossimità, che pianifichi investimenti e gestioni pubbliche e che faccia tornare il controllo sociale dei servizi». Secondo Stasi, solo invertendo la rotta sarà possibile fermare «un esercizio del potere fine a se stesso e totalmente distaccato dalla realtà».


