Dalle montagne innevate ai banchi di scuola, con la maturità alle porte e un primato nazionale già in tasca. È la storia del diciottenne Alessandro Molinari, studente della classe V B del liceo classico del Polo unico di istruzione superiore di Acri, ufficialmente riconosciuto come il più giovane maestro di sci alpino d’Italia per il 2026. Un traguardo celebrato nella cornice del Caffè Letterario di Palazzo Sanseverino-Falcone, alla presenza delle istituzioni locali, dello Sci Club Acri, del Collegio maestri della Calabria, della famiglia, degli amici e dei compagni di scuola.

Un riconoscimento che assume un significato particolare per la Calabria, terra non tradizionalmente associata agli sport invernali ma che, attraverso giovani talenti come Molinari, prova a ritagliarsi uno spazio anche in discipline considerate lontane dal territorio.

«Ho provato un’emozione indescrivibile, perché ho raggiunto un obiettivo rincorso per tutta la vita – racconta il giovane maestro -. La consapevolezza di essere il più giovane d’Italia del 2026 rende tutto ancora più speciale e mi rende orgoglioso».

Dietro il risultato, un percorso fatto di disciplina e determinazione: «Non mi piace parlare di sacrifici - spiega - quando hai un obiettivo sai che dovrai rinunciare a qualcosa. Per me sono stati tanti chilometri, viaggi, studio per restare al passo con la classe e sveglie alle 5 fin da bambino. I momenti difficili sono stati tanti, ma questo sport mi ha insegnato a trovare sempre la forza di andare avanti». Il valore del traguardo va comunque oltre il risultato personale: «Per me ha un significato importantissimo. Noi calabresi, in una disciplina come lo sci alpino, siamo sempre stati guardati dall’alto. Ma ho incontrato persone che mi hanno insegnato che i frutti del lavoro arrivano, indipendentemente da chi sei e da dove sei nato».

Parole – quelle di Alessandro – che raccontano anche una sfida culturale, quella di una regione che prova a scrollarsi di dosso stereotipi e limiti geografici, dimostrando come talento e perseveranza possano abbattere ogni confine. Determinante, nel percorso di crescita, il sostegno familiare e la guida del maestro Luca Attanasio: «La mia famiglia è stata fondamentale, non mi ha mai fatto mancare nulla. Luca Attanasio è stato il mio maestro di vita, oltre che tecnico: mi ha trasmesso valori che porterò sempre con me». Lo sguardo del giovane maestro di sci è già rivolto al futuro ma senza tralasciare il percorso scolastico: «Continuerò gli studi e avrò anche modo di lavorare come maestro, conquistando da subito una mia indipendenza. Nello sci si dice che la miglior curva sarà sempre la prossima e io non voglio mai smettere di imparare».