L’ex campione del mondo 2006 esalta il percorso delle Aquile, protagoniste nei playoff di Serie B: «Se sono lì a lottare per la promozione significa che il lavoro svolto è di alto livello»
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Un sogno che sembra non voler finire. La clessidra del tempo pare essersi riavvolta di quasi mezzo secolo, ai tempi in cui il Catanzaro calcava i campi della Serie A tra gli anni ’70 e ’80. Domenica sera lo stadio Ceravolo si è trasformato in una vera e propria bolgia, esplosa poi in un boato collettivo dopo il netto 3-0 rifilato al Palermo nella semifinale d’andata dei playoff. Il sogno Serie A, dunque, continua a essere cullato con entusiasmo in casa giallorossa.
Del momento di grande euforia vissuto dal Catanzaro si è parlato a 11 in Campo, format di LaC TV condotto da Maurizio Insardà. In studio il giornalista Giampaolo Cristofaro e il direttore sportivo Beppe Ursino.
Zambrotta: «Più italiani nei top club»
Ospite principale della puntata l’ex campione del mondo 2006 Gianluca Zambrotta. Inevitabile il passaggio sulla crisi del calcio italiano e sulle mancate qualificazioni mondiali: «Purtroppo l’Italia è fuori dal Mondiale da tre edizioni consecutive. È difficile individuare una sola spiegazione, anche se le cause sono diverse. Una riguarda sicuramente il fatto che nei top club di Serie A ci siano pochi calciatori italiani. Bisognerebbe partire da qui, dando maggiore spazio agli italiani nelle grandi squadre e valorizzando anche i giovani che emergono in Serie B e Serie C».
Spazio infine alle semifinali playoff di Serie B, con alcuni suoi ex compagni oggi in panchina: «Abate e Aquilani sono allenatori emergenti, mentre Inzaghi ha maggiore esperienza. Se sono tutti lì a giocarsi la promozione in Serie A, significa che stanno facendo un ottimo lavoro, peraltro in piazze importanti».

