Un bambino calabrese scrive alla Figc: nella lettera il racconto della passione per il football, l’emozione della Nazionale e il desiderio di vivere una gioia grande come quella del 2006
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Lorenzo Nicoletta, papà di Lorenzo Maria, un bambino di 7 anni, ha scritto assieme a suo figlio una lettera inviata ai vertici della Figc dopo la sconfitta dell’Italia contro la Bosnia. L’ha mandata alla nostra redazione e abbiamo deciso di pubblicarla.
Cara FIGC, sono Lorenzo Maria (Lorenzo per gli amici), ho 7 anni e vivo a Crotone.
Ho chiesto al mio papà, che si chiama come me, di inviarti questa lettera per raccontarti una breve storia, la mia storia.
Mi chiamo Lorenzo, ho 7 anni ed amo il calcio, lo amo da quando ho iniziato a muovere i primi passi nel salotto di casa, dove con il mio papà abbiamo rotto un sacco di cornici e soprammobili tirando al pallone (per la gioia della mamma).
Mi chiamo Lorenzo, ho 7 anni ed amo il calcio da quando ho iniziato a guardare Holly e Benji, perché come loro anche io sogno di poter giocare in nazionale.
Mi chiamo Lorenzo ho 7 anni ed amo il calcio da quando con il tempo ho visto giocare in TV calciatori come Pelé, Diego Armando Maradona, Roberto Baggio, Marco van Basten, Paolo Maldini, Andrea Pirlo, Ronaldo, Alessandro Del Piero, Lionel Messi, Ronaldinho, Lautaro Martínez, Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala, Gennaro Gattuso, Gianluca Vialli, Roberto Carlos, Francesco Totti, Fabio Cannavaro e tantissimi altri, che conosce anche il mio papà.
Mi chiamo Lorenzo, ho 7 anni ed amo il calcio da quando vado allo stadio a vedere le partite del Crotone. Il mio idolo è Antonio Galardo (me lo ha fatto conoscere il mio papà che lo ha visto anche giocare), ho l'abbonamento in curva Sud e ci vado con tutta la mia famiglia. Di recente ho avuto la possibilità di fare la mascotte del Crotone, entrando in campo con le squadre ad inizio gara (guarda la foto). Quando mi hanno chiesto che maglia volessi indossare ho risposto immediatamente "quella degli avversari, così entro con il capitano del Crotone!". È stata un'esperienza bellissima e molto emozionante, i due minuti più belli e più lunghi della mia vita, addirittura per un attimo ho pensato di dover giocare anch'io!
Mi chiamo Lorenzo ho 7 anni, amo il calcio e, a differenza di mio papà che giocava a pallone per la strada, io ho la fortuna di giocare nei campetti della scuola calcio che frequento e spesso e volentieri anche al mare e sotto casa. Il mio appuntamento fisso col pallone dura 90 minuti per tre volte a settimana, più qualche partitella di campionato. Da poco ho scoperto che uno dei mister che mi allena percorre ogni giorno 80 chilometri per venire ad allenarmi (anche con la pioggia), cosa che fa da 18 anni (18 anni fa io non ero ancora nato e mio papà aveva 27 anni). Il mister, che conosco solo da gennaio, perché prima frequentavo un'altra scuola calcio che ho voluto cambiare, inizialmente non mi stava tanto simpatico perché ogni tanto si arrabbia se non svolgo bene l'allenamento, ma poco dopo ho capito che lo fa solo per darmi la carica, perché vuole che io mi impegni per migliorare e tirare fuori le mie qualità, per questo mi sono già affezionato a lui. Inoltre in questa scuola calcio giochiamo tutti insieme (alti, bassi, magri, robusti, bambine o bambini non fa differenza).
Mi chiamo Lorenzo, ho 7 anni, amo il calcio e quando torno da scuola, apro il bagagliaio dell'auto prendo il pallone e, mentre la mamma prende gli zaini, io tiro le punizioni con mio papà nel bagagliaio che in quel momento diventa una porta. Una volta entrati in casa, finché non è pronto il pranzo, gioco in salotto col mio papà con il quale abbiamo finalmente imparato a non rompere più niente (sempre per la gioia di mamma).
Mi chiamo Lorenzo, ho 7 anni, amo il calcio ed ho un vago ricordo della nazionale italiana che ha vinto l'Europeo perché ero molto piccolo. Ho qualche ricordo della finale e ricordo bene la confusione che c'era a casa mia quella sera. C'erano tantissimi amici che urlavano, ricordo ad un certo punto un boato, le trombette ed i fischietti e tutti che urlavano e si abbracciavano. La mamma mi ha raccontato che mio papà mi ha preso in braccio, mentre piangeva, mentre Vialli e Mancini si abbracciavano (ho poi visto quell'abbraccio su YouTube e mi è rimasto impresso nella mente). Poi siamo scesi in strada a fare la sfilata con la bandiera. Ho rivissuto più o meno la stessa emozione nella finale per la qualificazione al mondiale che abbiamo vinto l'altra sera, ma è inutile dirti come ci sono poi rimasto male per come è andata a finire, infatti non ne voglio parlare altrimenti mi viene da piangere.
Mi chiamo Lorenzo, ho 7 anni ed amo il calcio e con questa lettera vorrei semplicemente chiederti di fare tutto il possibile per far vivere anche a me l'emozione che spesso racconta di aver vissuto il mio papà nel 2006, quando l'Italia ha vinto il mondiale, con quelle bellissime partite giocate in semifinale ed in finale che adesso guardo e riguardo su YouTube insieme al mio papà.
Cara FIGC mi chiamo Lorenzo, ho 45 anni ed amo il calcio come mio figlio, che oggi ha voluto raccontarti la sua storia, la sua passione, le sue emozioni e la sua necessità di cambiare. Vorrei spiegarti il perché di quest'ultima scelta, ma rischierei di sminuire il suo genuino racconto e la sua raggiunta felicità personale. Mi limito a dirti che forse qualcosa sarebbe da rivedere, iniziando proprio da quei livelli.
Spero di aver riassunto al meglio quello che mio figlio Lorenzo mi ha trasmesso e continua a trasmettermi ogni giorno che trascorriamo insieme e spero vivamente che tu possa esaudire il suo desiderio, che in fondo è anche il mio e di tanti altri bambini "come noi".

