La Corte d’Assise ha confermato la richiesta del pm per i fatti accaduti il 27 maggio 2024 nel quartiere collinare di Rosario Valanidi, culminati nell’omicidio del trentenne Alfio Stancampiano e nel grave ferimento di un suo complice
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La Corte d'Assise di Reggio Calabria ha condannato a 15 anni e sei mesi di carcere Francesco Putortì, l'uomo fermato dalla polizia per l'omicidio di Alfio Stancampiano, il 30enne catanese morto nel parcheggio dell'ospedale Morelli di Reggio Calabria. L’uomo noto come “il macellaio” ha sempre affermato agli investigatori «mi hanno aggredito, io mi sono solo difeso». Ma la tesi difensiva non è bastata e i giudici hanno confermato le richieste del pm Federico Sardegna.
La vicenda trae origine dai drammatici eventi verificatisi la mattina del 27 maggio 2024 nel quartiere collinare di Rosario Valanidi, culminati nell’omicidio del trentenne Alfio Stancampiano e nel grave ferimento di un suo complice.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, un gruppo di almeno quattro persone si sarebbe introdotto all’interno di un’abitazione isolata. L’azione, però, è degenerata quando il proprietario, il macellaio reggino, rientrando in casa, si è trovato improvvisamente di fronte agli intrusi.
A quel punto, il macellaio, secondo il suo racconto, ha preso un coltello e durante una colluttazione ha colpito i due ladri che poi sono fuggiti facendo cadere le pistole che avevano appena rubato e che erano legalmente detenute da Putortì.
Una ricostruzione che non ha convinto gli inquirenti, secondo i quali, invece, l'uomo avrebbe accoltellato i due alle spalle mentre scappavano.
Il primo accoltellato, Alfio Stancampiano, è stato abbandonato dai complici nei giardini dell'ospedale reggino "Morelli", dove poi è morto, mentre il secondo, Giovanni Bruno, dopo aver traghettato per la Sicilia, è stato costretto perché ferito a recarsi all'ospedale di Messina.

