Attesi nubifragi e mareggiate record, mentre la Calabria resta impreparata agli impatti della crisi. La presidente regionale Anna Parretta avverte: «Bisogna accantonare le logiche emergenziali e iniziare ad agire ad ogni livello»
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La crisi climatica mostra in Calabria un volto sempre più evidente e preoccupante. Dal 2010 al 2025 Legambiente, attraverso l’Osservatorio Città Clima, ha censito nella regione 115 eventi meteo estremi, ben 97 dei quali concentrati nel solo decennio 2015-2025. Un dato che evidenzia un incremento rapido ed esponenziale di fenomeni violenti, ormai sempre meno eccezionali e sempre più frequenti.
Gli effetti del cambiamento climatico stanno accelerando a un ritmo che desta allarme. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale e l’Italia figura tra i Paesi maggiormente colpiti, come confermato anche dai dati del programma europeo Copernicus. La Calabria rientra pienamente tra le aree considerate “hotspot” dei cambiamenti climatici, territori che già oggi subiscono impatti rilevanti e che in futuro saranno esposti a conseguenze ancora più gravi. A incidere in modo determinante è anche il riscaldamento accelerato del bacino del Mediterraneo, che procede più velocemente rispetto ad altre regioni del pianeta.
SCUOLE CHIUSE IN CALABRIA: ECCO L’ELENCO
Questo contesto climatico sempre più instabile favorisce l’alternanza di lunghi periodi di siccità con alluvioni improvvise e intense, oltre alla formazione dei cosiddetti Medicane, gli uragani mediterranei. Proprio in questi giorni, secondo il meteorologo Federico Grazzini, già consulente di Legambiente Calabria, è in fase di sviluppo il ciclone Harry, una vasta e profonda area di bassa pressione tra Tunisia e Sardegna. Tra lunedì e mercoledì sono attesi su Calabria, Sicilia e Sardegna nubifragi con precipitazioni molto intense, che potrebbero superare i 200 millimetri cumulati, accompagnati da venti fortissimi e mareggiate di eccezionale intensità lungo le coste esposte ai venti di sud-ovest. Una situazione resa ancora più critica dalle temperature del mare, che dal 2022 si mantengono stabilmente sopra il 90° percentile della distribuzione climatologica recente. Il Mar Mediterraneo è infatti ancora interessato da una persistente ondata di calore marina, la cosiddetta Marine Heatwave.
«Serve la consapevolezza che tutti dobbiamo cambiare»: l’appello del presidente di Legambiente Calabria
A lanciare un appello alla responsabilità è Anna Parretta, presidente regionale di Legambiente: «Il futuro sta arrivando e la crisi climatica rischia di dimostrare sempre più la sua intensità e la sua capacità di impatto distruttivo sui territori: è arrivato, inevitabilmente, il momento della serietà».
Secondo Parretta, in Calabria la risposta alle crescenti criticità climatiche continua a essere affidata prevalentemente a logiche emergenziali: «In Calabria ai timori e alle preoccupazioni si sta rispondendo con le consuete logiche emergenziali: stiamo assistendo a febbrili lavori sugli arenili di molti Comuni, di cosiddetta ‘messa in sicurezza’, la cui effettiva utilità sarà visibile solo a cose fatte. Nella nostra regione, rispetto alla gravità della crisi climatica – prosegue Parretta – servono azioni puntuali e sistematiche per adattare i territori calabresi, mitigare gli effetti della crisi, prevenire le problematiche e rispondere in modo efficace. Serve la consapevolezza che tutti dobbiamo cambiare: rispettare l’ambiente, ridurre i rifiuti e realizzare l’economia circolare, emanciparsi dalle inquinanti fonti fossili e puntare con determinazione sulle energie rinnovabili, incentivare la mobilità sostenibile, frenare il consumo di suolo, lottare contro l’abusivismo edilizio (su oltre 11 mila ordinanze di demolizione in Calabria, oltre 3.800 di queste sono totalmente prive di titolo edilizio), fermare l’avanzata del cemento a partire dalle coste, tutelare il mare e la biodiversità, incrementare l’agroecologia».
Il quadro delineato dai dati di Arpacal conferma la vulnerabilità del territorio regionale. In Calabria il rischio di desertificazione è elevato, soprattutto sul versante ionico, e le riserve idriche hanno già subito un forte impoverimento. Alla crisi idrica si aggiunge l’erosione costiera: circa il 60% delle spiagge sabbiose risulta a rischio, con conseguenze dirette sugli ecosistemi marini e sulle comunità che vivono lungo la costa. Nel complesso, la regione appare ancora impreparata ad affrontare l’aumento degli impatti climatici su ecosistemi, territori e popolazioni, continuando troppo spesso a intervenire solo dopo il verificarsi degli eventi estremi.
Secondo Legambiente, per affrontare in modo efficace gli effetti del cambiamento climatico è necessario un insieme di interventi urgenti e integrati. Le città calabresi, sempre più esposte a ondate di calore, allagamenti e peggioramento della qualità dell’aria, hanno bisogno di una profonda trasformazione che punti su più verde urbano, superfici permeabili, alberature, tetti verdi e infrastrutture idrauliche adeguate a gestire piogge intense e a favorire il recupero delle acque meteoriche. Parallelamente è indispensabile una gestione più efficiente delle risorse idriche nei settori agricolo, civile e industriale.
Le aree costiere, sottoposte alla pressione combinata dell’innalzamento del livello del mare, della subsidenza e dell’erosione accelerata, richiedono strategie di adattamento che vadano oltre le opere rigide, privilegiando il ripristino delle barriere naturali, come dune e sistemi dunali, e la tutela delle zone umide.
Anche le montagne calabresi, segnate da spopolamento e abbandono, risultano sempre più fragili: la perdita di presidio umano aumenta i costi di manutenzione del territorio e accresce il rischio idrogeologico, rendendo necessari investimenti nella gestione dei boschi, nella sicurezza dei versanti e nel sostegno alle comunità locali.
Un’attenzione particolare va riservata anche ai corsi d’acqua, colpiti da siccità prolungate alternate a piene improvvise. Serve un approccio integrato che unisca manutenzione, riduzione dell’inquinamento, adeguamento delle infrastrutture e pratiche agricole più resilienti e sostenibili. In questo contesto rientra anche il tema della gestione dei bacini idrici, che secondo Legambiente dovrebbe tornare sotto un controllo pubblico più stringente, soprattutto alla luce della prossima scadenza delle concessioni, per evitare danni al paesaggio, agli ecosistemi e all’agricoltura.
«La sfida climatica – conclude Legambiente Calabria – richiede una capacità di visione a lungo termine e una governance multilivello, così come una transizione partecipata dei cittadini e dei territori, con i quali deve essere promosso un dialogo costruttivo. È essenziale che la Regione Calabria attivi un percorso di approfondimento della Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, indicando anche le risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi».



