La tragica strage di Capodanno a Crans-Montana, con 40 vittime di cui 9 minorenni, impone una riflessione urgente sulla cultura della sicurezza. Oltre alla vicinanza alle famiglie colpite, l’evento solleva interrogativi più ampi: prevenzione e sicurezza sono responsabilità di tutta la società, e non possono essere considerate opzionali o secondarie.

Il calabrese Pio Giovanni Sangiovanni, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Dirigenti (And), sottolinea come la tragedia metta in luce un problema strutturale: «Non si tratta di additare le famiglie o gli adolescenti coinvolti, ma di riflettere sul modo in cui vengono organizzati e gestiti gli spazi destinati a spettacoli, svago e socializzazione. Spesso si ignora l’importanza delle regole di prevenzione, considerate orpelli burocratici che rallentano il “progresso”, e questo approccio può avere conseguenze drammatiche».

Secondo Sangiovanni, la cultura della sicurezza deve essere trasversale: «Fin dalle prime classi, nelle scuole italiane si insegna agli studenti a conoscere gli spazi, le vie di fuga, gli estintori, le uscite di emergenza e le figure di riferimento per la gestione delle emergenze. Si costruisce così una vera e propria forma mentis sulla sicurezza: ogni azione individuale può avere effetti sulla salute e sulla sicurezza degli altri».

Il presidente And evidenzia anche la responsabilità normativa: «Tutti i luoghi aperti al pubblico, dalle strutture sportive a quelle ricreative, devono redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (Dvr) e adottare tutte le misure necessarie per ridurre al minimo i rischi. Il mancato rispetto di queste regole, spesso ignorate per superficialità o per interessi economici, può trasformare una situazione controllabile in una tragedia annunciata».

La lezione, secondo Sangiovanni, riguarda tutta la società: istituzioni, imprenditori, cittadini e professionisti hanno compiti specifici nella prevenzione. «Quando le norme vengono rispettate e la sicurezza è messa al centro, si riducono drasticamente i rischi. Quando non lo sono, la storia ci dimostra che il risultato può essere l’ennesima tragedia evitabile».

Crans-Montana è un monito, perché la sicurezza non ha età né confini, e deve essere un impegno condiviso, concreto e quotidiano. E non deve valere solo davanti alle tragedie, ma deve essere sempre presente.