Il 32enne lavora in uno stabilimento balneare grazie al progetto “Lavorando includendo” a Soverato. Ai nostri microfoni l’appello della famiglia che chiede maggiore sostegno e un’assistenza qualificata
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Angelo Gualtieri ha 32 anni, oltre ad essere diabetico, è nato con una carenza di vitamina B12, una condizione che gli ha provocato un ritardo psicomotorio. È un ragazzo dolce, affettuoso, il secondo di tre figli, che vive circondato dall'affetto della sua famiglia, sempre pronta a stimolarlo e a incoraggiarlo. «Dobbiamo fare molte rinunce - racconta papà Salvatore - sia per loro che per noi. Ma con molta pazienza andiamo avanti».
Società inclusiva
La famiglia di Angelo ha dovuto quindi riscrivere la sua vita in base alle esigenze del ragazzo che come tanti altri ragazzi speciali avrebbe bisogno di una società sempre più consapevole e preparata per garantire inclusione e supporto. Proprio come si sta facendo a Soverato grazie al progetto estivo “Lavorando Includendo”, promosso dall’associazione Afrodite, per l'inserimento lavorativo di ragazzi con disabilità. «Sono dei ragazzi soli, avrebbero bisogno di compagnia e di inserirsi nel mondo del lavoro, come si sta facendo. Di queste iniziative ce ne vorrebbero molte - aggiunge il papà di Angelo - per favorire l'integrazione di questi giovani che sono soli e abbandonati. Per noi genitori vederli impegnati è una soddisfazione».
Inclusione lavorativa
Ogni mattina Angelo si presenta allo stabilimento da Saverio Beach, mette la sua maglietta, saluta i colleghi e poi subito a lavoro: «Viene ogni giorno, fa la sua oretta di lavoro, sistema i tavoli, annaffia le piante, cose che può fare tranquillamente - racconta il titolare Saverio Galeano -. Ci siamo affezionati ad Angelo dal primo giorno e piano piano ha fatto progressi. Sono iniziative che a questi ragazzi fanno solo bene e quindi andiamo avanti così».
L’appello di papà Salvatore
Infine l'appello di papà Salvatore rivolto alle istituzioni preposte affinché sia garantito un sistema che supporti le persone con disabilità e le loro famiglie: «Chiedo che venga fatto qualcosa in più per questi ragazzi, come questa iniziativa. Abbiamo bisogno di un'assistenza fatta da persone più qualificate. È vero che devono lavorare tutti ma per questi ragazzi ci vorrebbero persone che capiscano bene il problema. In Calabria il sistema è carente, ce la vediamo soltanto noi genitori. Ci vorrebbe un aiuto concreto a livello regionale».