«Al di là del testo della riforma, quello che cambierà sarà la testa del pubblico ministero». Anche il fondatore e direttore responsabile del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, intervenuto con un video messaggio all’evento di chiusura della campagna referendaria per il No a Locri sulla riforma della giustizia con Nicola Gratteri, ha deciso di spiegare convintamente perché voterà No.

«Il vincitore del concorso per la magistratura non pensa nemmeno se andrà a fare il pm o il giudice – ha detto il giornalista - questa formazione unitaria crea una cultura dell’imparzialità finalizzata alla ricerca o all’accertamento della verità con la stessa testa da parte di chi puoi fare il pm o farà il giudice. Il pm poi nella sua funzione cercherà la verità processuale e il giudice l’accerterà, ma la testa è la stessa, e per accertare o ricercare la verità bisogna essere imparziali, per essere imparziali non bisogna attendersi né vantaggi né danni dalle proprie decisioni, quindi bisogna essere indipendenti e autonomi sia dall’esterno sia dall’interno del proprio ambiente senza retropensieri e senza aspettative di carriere, di promozione e di benefit».

Secondo Travaglio, attraverso la riforma della giustizia «Il pm sarà trasformato in avvocato dell’accusa, la negazione dell’organo giustizia e la negazione dell’imparzialità e la negazione della ricerca della verità, un avvocato che viene ingaggiato dal governo per fare le indagini. Avere un pm così conviene a chi sta al Governo perché controllando la polizia si controlla anche il pubblico ministero. Non conviene a noi che al governo non ci siamo oggi e non ci saremo domani e non avremo mai potere di intimidire o di indirizzare e di orientare l’attività dei pubblici ministeri o della polizia che ne diventerebbe il dominus e quindi abbiamo tutto da rimetterci».

E poi ancora: «La giustizia ha tanti problemi, è farraginosa e complicata. La colpa dei magistrati? No, è colpa delle leggi, a cominciare dal codice di procedura penale, del tanto strombazzato professor Giuliano Vassalli, un grande giurista, una medaglia d’oro della resistenza ma che purtroppo ha partorito un codice che, anche per le modifiche che poi ha subito, non funziona. Gira a vuoto, paralizzando completamente la giustizia perché ha voluto accumulare le cosiddette garanzie del processo accusatorio anglosassone a quelle precedenti del processo inquisitorio e quindi ha creato la paralisi che noi oggi vediamo».

Ad avviso del giornalista «La giustizia italiana meriterebbe un sacco di interventi, oltre a un sacco di investimenti, oltre alla copertura di tutti i buchi di organico tra i magistrati, tra gli agenti di polizia e delle forze dell’ordine, i cancellieri personali di segreteria, gli ausiliari, e invece ci rifilano una controriforma che non snellisce per nulla le procedure farraginose del processo penale e in compenso danneggia i cittadini come e non si occupa minimamente dei veri problemi».

Per Travaglio insomma «Non c’era bisogno di cambiare sette articoli della Costituzione per impedire il travaso tra le due funzioni di pm e giudice, travaso che io ritengo solo positivo, ma io renderei obbligatorio perché tutti i migliori magistrati o quasi che ho visto nella mia esperienza di cronista giudiziario avevano fatto prima del giudice anche il pm o prima del pm, anche il giudice».

Travaglio quindi si appella ai dati. «Il 54% delle decisioni dei giudici contraddicono la richiesta dei pm, quindi ancora una volta stiamo parlando di una controriforma che va a toccare dei problemi che non devono essere risolti perché non sono dei problemi, anzi creano molti più problemi di quelli che dicono di risolvere con questa riforma».

Capitolo sorteggio. «Sono sempre stato favorevole a un Csm tutto di magistrati senza politici sorteggiati, almeno fino a quando non si risolveranno le deviazioni delle correnti che peraltro sono già state ridotte dopo la scoperta del capo banda, cioè di Palamara e di tutti quelli che giravano intorno a lui. A riprova del fatto che i magistrati pagano, sono i politici che non pagano mai in Italia».