Una vittoria dei partiti all’opposizione o della magistratura?
Oggi Conte e Schlein sfoderano sorrisi e si prestano a conferenze stampa dopo la vittoria del No al referendum. Questo non prima di essersi sottratti a più di un invito ed essersi agganciati alle proteste per la riforma costituzionale sull’assetto della magistratura a treno già partito.
Diciamolo, se si pensa alla vittoria del No la prima persona che salta alla mente è il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri il quale, dopo essersi speso per mesi nel corso della campagna referendaria, oggi si è limitato a inviare un breve messaggio all’Ansa. «La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell'equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti».

Mentre i sostenitori del Sì oggi si trincerano dietro il fatto che la materia della riforma fosse troppo tecnica, ha vinto la semplicità del linguaggio che il procuratore ha sempre utilizzato per parlare alla gente. Lo aveva detto anche nel corso dell’incontro organizzato dall’Associazione nazionale magistrati: «Non siate tecnici, usate le 400 parole che le persone capiscono».
La vittoria morale, non c’è dubbio, va a Gratteri e a tutti quei magistrati che in questi mesi sono rimasti in scia e hanno imparato a uscire dagli uffici giudiziari e parlare ai cittadini. Alcuni di loro lo fanno da sempre, nelle scuole soprattutto, si spendono per parlare di giustizia e legalità.

Dopo dieci anni alla Dda di Catanzaro, applicato alla provincia di Crotone, oggi procuratore nella stessa provincia, Domenico Guarascio ritiene che i cittadini non abbiano abboccato alle false narrazioni dietro le ragioni del Sì. «Leggo questa vittoria – dice raggiunto da LaC News24 – ­come la capacità del corpo elettorale di ascoltare e informarsi rispetto ai problemi che affliggono la giustizia. Noi magistrati non abbiamo mai inteso politicizzare questo referendum. Abbiamo inteso, però, farci ascoltare e far comprendere ai cittadini quali sono alcune delle false narrazioni che stavano dietro alle ragioni del Sì. Io ritengo che i cittadini hanno in maniera matura compreso che i problemi della giustizia sono altri, che sicuramente devono essere fatte delle riforme ma queste riforme non possono avere un intento tout court punitivo del corpo magistraturale».

Incontri e innumerevoli convegni, in questi mesi, anche per il giudice Giovanni Strangis, presidente della sezione dell’Anm di Catanzaro: «L'Italia ha tutelato la sua Costituzione – ci dice –; ha ribadito la fiducia nella magistratura che continuerà con coscienza e responsabilità ad adempiere al suo dovere, a garanzia di una legge uguale per tutti. Sono stati mesi pieni di passione civica. Gli incontri con i cittadini hanno rinsaldato la devozione collettiva alla Carta costituzionale. Questo voto referendario conferma che la Costituzione Repubblicana è attuale e viva: a Lei continueremo a guardare noi italiani, insieme agli altri popoli, come sintesi perfetta di libertà e democrazia. Gli italiani hanno raccolto gli argomenti tecnici coi quali noi magistrati abbiamo contribuito al dibattito sulla riforma e hanno difeso il loro diritto a una magistratura autonoma e indipendente dal condizionamento politico».

Ma non si sono spesi solo i magistrati per il No. Portavoce del comitato per il No è stato Andrea Lollo, avvocato e docente di diritto Costituzionale all’Università Magna Graecia di Catanzaro: «Il risultato del referendum, con la netta affermazione del No, è una grande prova di vitalità della nostra Costituzione e dei valori che essa incarna. La larga affluenza alle urne ci consegna un dato inequivocabile: i cittadini hanno difeso un’idea di democrazia fondata sull’equilibrio tra i poteri, sulla centralità del Parlamento, sulla tutela dei diritti e delle minoranze. Questo voto ribadisce che la Costituzione è la casa comune nella quale riconoscersi e dalla quale ripartire per costruire riforme condivise, ponderate e rispettose delle garanzie democratiche».