Secondo il giudice le versioni fornite risultano incoerenti e smentite dalle prove raccolte. Esclusa l’ipotesi di consulenze lecite: emergerebbe una gestione irregolare degli affidamenti pubblici. «Versioni smentite dalle intercettazioni»
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L’impianto accusatorio dell’inchiesta Teorema ha retto al vaglio del giudice delle indagini preliminari: le dichiarazioni rese dagli indagati in sede di interrogatorio preventivo non sono riuscite a mettere in discussione la tesi della Procura diretta da Domenico Guarascio. Nessuna «ricostruzione alternativa», dunque, almeno per ora. Nel Crotonese, secondo il gip, lavorava un sistema pronto ad aggiustare appalti pubblici in cambio di mazzette.
Versioni contraddittorie e riscontri investigativi
Le ricostruzioni fornite da Giacomo Combariati, Rosaria Luchetta, Luca Bisceglia, Fabio e Francesco Manica risulterebbero caratterizzate da numerose contraddizioni e comunque smentite dal quadro investigativo complessivo. Tutti gli indagati, per il gip, avrebbero ammesso il ruolo di socio occulto di Fabio Manica, ex vicepresidente del Consiglio provinciale e nome importante di Forza Italia a Crotone, nella società Sinergyplus e in altre realtà a loro collegate. E tutti avrebbero tentato di giustificare i movimenti di denaro individuati dagli investigatori come compensi per consulenze e collaborazioni lecite.
Una versione che non reggerebbe alla luce delle evidenze raccolte: «Le circolazioni di denaro – sono sempre valutazioni del gip di Crotone – rappresentavano non la remunerazione per consulenze, di cui peraltro non vi è prova, ma la illecita ripartizione degli utili in attuazione del programma delittuoso».
Il ruolo di Fabio Manica: non solo indirizzo politico
Fabio Manica, in particolare, sarebbe il fulcro del sistema. Il gip osserva che il suo ruolo non si sarebbe limitato a funzioni di indirizzo politico, ma avrebbe inciso direttamente su tutte le fasi delle procedure di affidamento dei lavori pubblici.
Nel provvedimento si evidenzia come sia «smentita la circostanza di un mero interessamento alle procedure di liquidazione», dal momento che Manica sarebbe stato punto di riferimento costante per dirigenti e operatori economici.
Secondo quanto ricostruito, l’ex vicepresidente della Provincia avrebbe avuto un ruolo determinante anche nelle decisioni relative ai pagamenti, alle varianti e all’individuazione dei beneficiari degli affidamenti.
Il gip riporta inoltre che, dalle intercettazioni, emerge come «erano gli stessi dirigenti a rivolgersi a lui per stabilire il blocco o lo sblocco dei pagamenti».
La posizione di Francesco Manica e le contraddizioni
Anche la versione fornita da Francesco Manica, fratello del principale indagato, viene ritenuta non coerente. Lui dichiara di non essere a conoscenza di eventuali attività illecite del fratello, ma il gip evidenzia una serie di elementi che smentirebbero questa versione.
In particolare, viene richiamato il fatto che lo stesso Manica avrebbe consentito la partecipazione del fratello alla società attraverso la moglie, scelta che, secondo il giudice, sarebbe stata funzionale a evitare problemi di incompatibilità negli affidamenti pubblici.
Tale circostanza dimostrerebbe che «non poteva essere ignorata la possibilità che attraverso la società venissero poste in essere attività illecite».
Ulteriori elementi emergono anche da alcune conversazioni intercettate, in cui lo stesso Francesco Manica inviterebbe interlocutori a mantenere un profilo basso per evitare attenzioni investigative.
Le dichiarazioni di Luchetta e Bisceglia
Per quanto riguarda Rosaria Luchetta, il gip rileva l’assenza di una spiegazione alternativa credibile rispetto alle contestazioni. Le sue dichiarazioni, spesso basate su mancati ricordi, non vengono ritenute attendibili.
Particolarmente significativa viene giudicata la sua affermazione di non conoscere il ruolo di Fabio Manica in Provincia, nonostante i rapporti lavorativi prolungati nel tempo.
Anche la versione di Luca Bisceglia viene ritenuta non convincente: le intercettazioni dimostrerebbero rapporti continuativi con i soggetti coinvolti nelle procedure di affidamento e un interesse diretto nelle fasi di liquidazione, incompatibile con una collaborazione occasionale e lecita.
Il ruolo di Combariati e la rete di rapporti
Infine, il gip valuta implausibile anche la ricostruzione di Giacomo Combariati, che pur ammettendo la gestione di flussi di denaro in favore di Manica, sostiene di non essere stato consapevole delle interferenze sulle procedure pubbliche.
Il giudice evidenzia come tale versione sia smentita dalle stesse conversazioni intercettate, nelle quali emergerebbe la consapevolezza del sistema di gestione degli affidamenti.




