L’ex sottosegretario alla Giustizia ascoltato in Commissione sul caso della società legata al locale romano riconducibile all’uomo vicino al clan Senese: «Volevo fare un locale carino, una volte venne Donzelli ma per pochi minuti»
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L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove è stato ascoltato in Commissione parlamentare Antimafia nell’ambito della vicenda relativa alla sua partecipazione societaria in un locale romano collegato a Mauro Caroccia, uomo vicino al clan Senese.
Nel corso dell’audizione, Delmastro ha ricostruito il rapporto nato con la famiglia Caroccia, spiegando di avere frequentato inizialmente il ristorante come cliente.
“Conobbi questa famiglia e mi trovai bene”, ha dichiarato, raccontando che Mauro Caroccia gli aveva parlato del progetto di creare un locale più piccolo e “più carino”, affidando gradualmente l’attività alla figlia.
«La figlia era incensurata, per me era normale»
Rispondendo alle domande dei commissari, Delmastro ha spiegato che la presenza della figlia di Caroccia nella società non gli apparve anomala proprio perché la donna risultava incensurata.
“Non è reato fare una società con una persona incensurata”, ha affermato l’ex sottosegretario, sottolineando che fino a oggi “non è stato contestato nulla” nei suoi confronti dalla magistratura.
Nel corso dell’audizione ha ribadito di non essere stato a conoscenza del contesto giudiziario e criminale riconducibile a Mauro Caroccia prima della nascita della società.
«Bastava googlare: è stata una leggerezza imperdonabile»
Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda proprio la mancata verifica preventiva sulla figura di Caroccia. Delmastro ha ammesso apertamente l’errore.
“Bastava digitare Google”, ha detto davanti alla Commissione, definendo la vicenda una “imperdonabile leggerezza politica e non giuridica”.
Secondo la sua ricostruzione, dopo avere appreso della condanna definitiva di Caroccia il 18 febbraio, avrebbe lasciato rapidamente la società, cedendo le quote il 27 febbraio.
“Se avessi googlato non avrei fatto la società, non avrei perso dei soldi e non mi sarei dimesso”, ha aggiunto.
«Ho perso soldi ma dovevo uscire subito»
Delmastro ha spiegato di avere investito personalmente circa 25mila euro nella società, oltre ad altri 1.500 euro successivamente versati.
Nonostante la perdita economica, sostiene di avere deciso insieme agli altri soci di uscire immediatamente dal progetto societario appena emersa la situazione giudiziaria legata a Caroccia.
“L’importante era fuggire in ogni modo da un contesto distante anni luce dalla mia formazione culturale”, ha dichiarato.
L’ex sottosegretario ha inoltre lamentato di non essere mai stato avvisato prima da alcuno sulla figura di Caroccia: “Peccato che non mi abbiano avvertito”.
Il riferimento a Donzelli e Meloni
Durante l’audizione, Delmastro ha chiarito anche i rapporti con altri esponenti politici legati alla vicenda.
Ha riferito che l’unica persona informata della società fu Giovanni Donzelli, che sarebbe passato nel locale una sola volta “per pochi minuti”.
“Nessun altro parlamentare è mai venuto nel locale”, ha precisato.
Delmastro ha inoltre dichiarato di non avere mai informato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni della sua partecipazione societaria.
«Sono minacciato da diversi clan»
Nel corso dell’audizione, l’ex sottosegretario ha affrontato anche il tema delle minacce ricevute durante il mandato al ministero della Giustizia.
“Sono minacciato da diversi clan”, ha dichiarato, spiegando che almeno una delle organizzazioni criminali che lo avrebbero preso di mira sarebbe riconducibile alla camorra, circostanza già emersa sulla stampa.
Tra le ragioni indicate da Delmastro ci sarebbero alcune scelte adottate sul fronte penitenziario, tra cui la chiusura dell’alta sicurezza “prima aperta” e la decisione di schermare gli istituti penitenziari.




