Botta e risposta tra Enzo Romeo e l’azienda che torna a smentire la sussistenza di un accordo per lo smantellamento degli impianti nel porto: «Niente sito alternativo, né prospettive di finanziamento». E smonta anche l’eventuale rivalutazione dell’istanza di un concorrente: «Ultimo bilancio nel 2023 con un fatturato di 12mila euro e nessun utile». Ma il primo cittadino insiste: «Quattro anni per andare via»
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Sembrava impossibile che lo scontro tra il sindaco di Vibo, Enzo Romeo, e Meridionale Petroli, potesse salire ulteriormente d’intensità dopo la durissima nota con cui appena una settimana fa, il 27 marzo, ha smentito il primo cittadino su presunti accordi per la delocalizzazione dei depositi costieri a Vibo Marina. E invece la nuova presa di posizione dell’azienda è ancora più dirompente della prima. Con un’altro comunicato al vetriolo, Meridionale Petroli torna ad attaccare frontalmente il sindaco e il Comune di Vibo Valentia.
La sequenza degli eventi racconta di una tensione crescente. In tarda mattinata il sindaco affida ai social un lungo intervento in cui rivendica il percorso avviato sull’ipotesi di trasferimento dei depositi, parlando apertamente di un risultato politico. Poche ore dopo, nel pomeriggio, arriva la replica dell’azienda, che smonta punto per punto la ricostruzione del primo cittadino.
Il video del sindaco: «Quattro anni sono una vittoria»
Nel suo intervento, Enzo Romeo rivendica il lavoro svolto dall’amministrazione e la prospettiva dei quattro anni concessi alla società come una finestra utile al trasferimento: «Per me quattro anni da concedere alla Meridionale Petroli per il trasferimento è una vittoria».
Il sindaco ricostruisce anche l’origine del confronto con l’azienda: «Questa storia nasce il giorno in cui il presidente della Meridionale Petroli viene a trovarmi e si siede con me in salotto, nella mia stanza. Al presidente illustro quale potrebbe essere la nostra esigenza e un progetto di visione del porto. Chiedo anche, alla fine di questo mio dire, al presidente cosa ne pensa e cosa farebbe al mio posto. Il proprietario della Meridionale Petroli mi dice che al mio posto farebbe la stessa cosa e mi chiede se c'è già uno spazio dove poter trasferire l’azienda, aggiungendo che eventualmente si potrebbe anche andare a vederlo immediatamente insieme».
Rivendica poi il lavoro istituzionale portato avanti: «Noi abbiamo avuto la capacità di mettere insieme, ad un tavolo, tutti gli enti che dovranno aiutare la Meridionale Petroli a delocalizzarsi. Siamo andati anche oltre, definendo anche un sito insieme al Corap. Questo sito può essere un luogo dove la Meridionale Petroli possa chiedere di essere ospitata, fermo restando che l’azienda può scegliere dove andare». E respinge le accuse ricevute: «Oggi mi si dà del mistificatore e del bugiardo, quando penso che i mistificatori e i bugiardi siano altri».
Infine, indica la linea politica: «La Meridionale Petroli deve essere delocalizzata mantenendo i posti di lavoro e quelli dell’indotto. Dobbiamo raggiungere questo obiettivo insieme, coinvolgendo Regione e Ministero delle Infrastrutture. È importante mettersi tutti attorno a un tavolo e definire le priorità dal punto di vista ambientale, industriale e dello sviluppo del porto. Per me questa cosa è estremamente importante perché la Meridionale Petroli ha quattro anni, ma abbiamo anche noi quattro anni di tempo per far capire all’azienda che dovrà spostarsi».
La replica dell’azienda: «La realtà dei fatti smentisce le dichiarazioni»
La risposta di Meridionale Petroli arriva poche ore dopo: «Alla luce del perdurare di dichiarazioni pubbliche, ancora una volta non riscontrate e supportate da elementi oggettivi, anche diffuse attraverso canali di comunicazione istituzionale e social, l’Azienda ritiene non più differibile un intervento volto a ristabilire una rappresentazione dei fatti fondata su dati verificabili».
Nel passaggio successivo, l’attacco è esplicito: «L’Azienda prende atto delle ulteriori dichiarazioni rese dal Sindaco che continuano a rappresentare come acquisiti risultati che, alla luce degli atti e dei fatti, non risultano né definiti né concretamente esistenti».
E ancora: «Per spirito di verità, e soprattutto per rispetto verso la comunità di Vibo Valentia, Meridionale Petroli intende rappresentare quanto segue».
Il nodo del protocollo: «Una mera bozza priva di contenuti vincolanti»
Uno dei punti centrali riguarda il cosiddetto protocollo d’intesa, più volte citato dal sindaco: «È in realtà una mera bozza di circa dodici pagine, di cui due adibite a firma, trasmessa dal Comune in data 3 marzo per il tramite dell’Ufficio di Gabinetto, in versione non editabile e priva di qualsiasi contenuto vincolante».
L’azienda entra nel dettaglio: «Il documento si limita a prospettare un generico impegno di collaborazione tra le parti per valutare, in via meramente eventuale e con un termine di durata, un’ipotesi di delocalizzazione che deve vedere tutti i soggetti coinvolti concordi, senza prevedere alcun obbligo concreto né alcuna garanzia di realizzazione. Tale bozza, peraltro, non si sa per quale motivo, è stata trasmessa esclusivamente a Meridionale Petroli e non agli altri Enti».
Quindi la ricostruzione delle interlocuzioni: «In data 16 marzo, l’Azienda ha provveduto a trasmettere una versione integralmente revisionata e coerente con quanto emerso nella riunione del 30 gennaio a tutti i soggetti coinvolti, senza che ad oggi sia pervenuto alcun riscontro da parte del Comune».
Le criticità: «Nessuna area idonea, nessuna risorsa disponibile»
La società richiama quanto emerso nel tavolo del 30 gennaio: «È stato chiarito in modo inequivocabile che non risultano individuate aree idonee, che non vi sono garanzie in ordine al rilascio delle autorizzazioni né alle relative tempistiche, che non è stata assicurata alcuna disponibilità di risorse pubbliche dirette e che non risultano definite le infrastrutture necessarie all’approvvigionamento energetico».
E insiste: «Nonostante tali elementi, si continua a rappresentare pubblicamente un quadro che presuppone il superamento di tutte queste criticità, con una ricostruzione che non trova alcun riscontro nelle risultanze ufficiali e nelle stesse dichiarazioni rese dai soggetti direttamente coinvolti».
Sul piano economico, la distanza tra le posizioni viene descritta così: «La realizzazione di un deposito costiero simile a quello attualmente in esercizio richiede investimenti dell’ordine di oltre cento milioni di euro e presuppone la presenza di operatori dotati di adeguata solidità finanziaria e comprovata capacità industriale».
Il caso del soggetto privato e i dubbi sulla sostenibilità
Uno dei passaggi più duri riguarda il soggetto indicato dal Comune come possibile attuatore della delocalizzazione: «Secondo quanto sostenuto dal Sindaco, considerato che il documento è a sua firma, l’Autorità avrebbe dovuto procedere a una nuova valutazione di un’istanza già rigettata de plano, presentata da un soggetto privato in violazione delle condizioni e dei termini previsti dal bando. Tale soggetto, sempre secondo quanto rappresentato, si sarebbe dichiarato disponibile non solo alla delocalizzazione dell’impianto, ma anche all’incremento delle maestranze e alla realizzazione di infrastrutture complesse, quali una boa off-shore per l’approvvigionamento del prodotto energetico.
Ebbene, è doveroso evidenziare che, sulla base dei dati economico-finanziari pubblicamente disponibili (ultimo bilancio depositato relativo all’anno 2023, cosa già di per sé molto strana), il medesimo soggetto presenta un fatturato pari a circa 12.000 euro e un utile pari a zero. Si tratta di elementi oggettivi che, per la loro stessa evidenza, impongono una riflessione seria, responsabile e non ulteriormente rinviabile. Ci si chiede, pertanto, come sarebbe stato possibile garantire la tutela degli interessi della comunità vibonese affidando un’infrastruttura strategica a un operatore che, alla luce dei dati disponibili, non sembrerebbe disporre di una capacità finanziaria adeguata».
Lavoro, sicurezza ed energia: «Ogni incertezza ha un nome e una famiglia»
La parte finale della nota insiste sulle ricadute sociali: «Meridionale Petroli respinge, inoltre, con fermezza ogni strumentale rappresentazione volta a contrapporre l’Azienda alla comunità locale: il territorio appartiene ai cittadini, ai lavoratori e alle famiglie che lo vivono ogni giorno, incluse quelle che da decenni operano all’interno dell’Azienda e dell’indotto, contribuendo in modo determinante alla sicurezza energetica regionale. Proprio per questo, l’Azienda si riconosce pienamente nelle preoccupazioni espresse anche dalle organizzazioni sindacali, alle quali conferma la propria vicinanza e il proprio impegno concreto a tutela di ogni singolo posto di lavoro, nella consapevolezza che ogni scelta che incida su questo presidio industriale ha ricadute dirette su centinaia di famiglie».
Infine, l’apertura al confronto: «Rappresentazioni non supportate da elementi concreti, soprattutto quando riguardano ipotesi di eventuale delocalizzazione prive di presupposti reali, rischiano infatti di generare incertezza e preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie, esponendo il territorio a conseguenze che non possono essere sottovalutate. L’Azienda rinnova la propria disponibilità al dialogo istituzionale, affinché ogni affermazione possa essere verificata alla luce degli atti e dei dati ufficiali».
Uno scontro che resta aperto
Il botta e risposta tra Enzo Romeo e Meridionale Petroli restituisce un quadro estremamente critico, mentre nel mezzo restano il futuro del porto di Vibo Marina, la continuità occupazionale e un confronto istituzionale che, almeno per ora, sembra giocarsi più sul terreno delle dichiarazioni che su quello degli atti condivisi.

