Il capo affari legali Stefano Speroni avrebbe contribuito a calunniare Francesco Mazzagatti mentre c’è era in corso un’attività di trading di petrolio iraniano. Le richieste all’ex super poliziotto deceduto Carmine Gallo e il coinvolgimento di un pentito
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Il capo affari legali di Eni, Stefano Speroni, avrebbe contribuito a calunniare l'imprenditore calabrese Francesco Mazzagatti «affinché venisse falsamente» indicato come «appartenente alla 'ndrangheta» mentre lo stesso aveva intrapreso con una società del gruppo Eni «un'attività di trading di petrolio iraniano», in quel momento «sotto embargo», facendolo passare per petrolio «iracheno».
È l'accusa che la Procura di Milano muove al legale 63enne, direttore Affari legali e Negoziati commerciali del cane a sei zampe, nell'ambito dell'ultimo filone d'inchiesta sulla Equalize di Enrico Pazzali.
Speroni è indagato per calunnia in concorso con l'ex super poliziotto deceduto a marzo 2025, Carmine Gallo, per aver commissionato alla società di via Pattari un «report reputazionale» su Mazzagatti con lo «specifico interesse» di «screditarne la figura».
Gallo avrebbe dovuto descrivere l'imprenditore, che si era inserito nei rapporti commerciali con Eni Trading&Shipping grazie a Piero Amara, ex legale esterno del Gruppo di San Donato, come esponente della mafia calabrese o comunque come «soggetto che aveva goduto di fondi riconducibili ad attività delittuose». Così creando i presupposti per un'inchiesta su Mazzagatti per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio di denaro.
Su richiesta di Speroni il "report" incriminato sarebbe stato depositato in Procura a Milano dall'avvocata esterna di Eni, Nadia Alecci, e infine Gallo avrebbe convinto il suo "confidente" Annunziatino Romeo, già appartenente alla 'ndrangheta e poi collaboratore di giustizia nel processo 'Ndrangheta stragista, a fare ulteriori «false dichiarazioni» sul conto dell'imprenditore 40enne di Polistena, in provincia di Reggio Calabria.
Per la stessa vicenda, avvenuta fra settembre e ottobre 2021, Speroni è accusato, oltre che di calunnia, di concorso in accesso abusivo a sistema informatico: avrebbe dato "mandato" a tre avvocati dello studio legale Dentons - Pasquale Annicchiarico, Matteo Danieli e Sara Biglieri, tutti indagati - di usare la rete di Equalize, fra cui Gallo, l'hacker-informatico Samuele Calamucci, assistito dagli avvocati Antonella Augimeri e Paolo Simonetti, e il finanziere della Dia di Lecce, Giuliano Schiavo, per introdursi «abusivamente» nella banca dati SDI del Ministero dell'Interno ed esfiltrare «dati» coperti «da segreto d'ufficio» sullo stesso Mazzagatti.


