L’imputato di Acquaro si trova sotto processo a Vibo per associazione mafiosa e dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro per la strage di Ariola
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Ordinanza di custodia cautelare confermata e istanza di retrodatazione della misura cautelare a quella adottata il 20 gennaio 2012 con l’inchiesta “Luce nei boschi” respinta per Francesco Maiolo, 47 anni, di Acquaro, imputato dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro ed al Tribunale di Vibo Valentia nell’ambito dei processi nati dall’operazione antimafia denominata Habanero. Per la prima sezione penale della Cassazione, il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha correttamente sottolineato che al momento dell’emissione della prima ordinanza cautelare (relativa alla associazione di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione “Luce nei boschi” del 2012) “non vi erano elementi indiziari sufficienti a giustificare anche l’emissione della misura cautelare per la 'Strage dell'Ariola', essendo necessaria l’elaborazione dei vari dati indiziari, del materiale istruttorio ed il riscontro del narrato dei vari collaboratori che avevano indicato l'odierno ricorrente Francesco Maiolo come uno dei responsabili, al fine di fondare la richiesta di misura cautelare su elementi idonei ed in grado di soddisfare le condizioni normativamente richieste per l’emissione”. In altri termini, soltanto quando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia avevano trovato “riscontri oggettivi e conferme nelle ulteriori attività di natura investigativa potevano ragionevolmente ritenersi sussistenti i gravi elementi di colpevolezza fondanti la richiesta di applicazione della misura cautelare”. Quanto alla connessione tra i due reati – associazione mafiosa e omicidio – il Tribunale del Riesame “ha escluso la continuazione evidenziando, coerentemente, che il triplice omicidio ed il tentato omicidio pluriaggravati ('Strage dell'Ariola') non potevano essere previsti al momento dell'ingresso di Francesco Maiolo nell'organizzazione di stampo mafioso, poiché essi rappresentavano la risposta all'omicidio del padre e dello zio avvenuti in epoca successiva alla sua adesione al sodalizio criminale e che, quindi, egli non poteva ragionevolmente prevedere che anni dopo avrebbe posto in essere la strage in questione”. Per questo motivo il ricorso di Francesco Maiolo è stato rigettato dalla Cassazione.
La strage di Ariola
Da ricordare che la ‘strage dell’Ariola’ è avvenuta il 25 ottobre del 2003 a Gerocarne, frazione di Ariola, e sono state uccise tre persone – Francesco Gallace, Giovanni Gallace e Stefano Barilaro – e ferita una quarta. Un triplice omicidio plurimo con l’aggravante mafiosa contestato dalla Dda di Catanzaro nell’ambito dell’operazione antimafia denominata Habanero che ha colpito il clan Maiolo di Acquaro. Gli imputati per la strage sono: Angelo Maiolo, 42 anni, di Acquaro; Francesco Maiolo, 47 anni, di Acquaro; Francesco Maiolo, 43 anni, di Acquaro, residente a Brandizzo.
Secondo l’impalcatura accusatoria, la strage sarebbe stata compiuta per volontà dei tre Maiolo. Un’azione di sangue nata – ad avviso della Dda – per vendicare le scomparse (lupare bianche) negli anni ’90 di Rocco e Antonio Maiolo, genitori dei Maiolo ora imputati, uccisi in uno scontro tra clan per il predominio mafioso della zona.
A sostegno dell’impianto accusatorio della Dda di Catanzaro ci sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Francesco Loielo, Enzo Taverniti, Michele Ganino, Daniele Bono, Diego Zappia, Rocco Oppedisano, Antonio Forastefano e Raffaele Moscato) e l’attività di indagine basata anche su diverse intercettazioni. La strage di Ariola era inoltre avvenuta “pochi giorni dopo il tentato omicidio in danno di Enzo Taverniti (soggetto vicino ai Gallace, poi divenuto collaboratore di giustizia), il quale preoccupato per la propria sorte – subito dopo il triplice omicidio – aveva cercato di contattare Bruno Maiolo (‘zio Bruno’) per risolvere la vicenda con i Maiolo (che, tra l’altro, erano anche suoi cugini)”.
I fratelli Angelo e Francesco Maiolo si trovano attualmente ristretti in regime di carcere duro (articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario).

