«Non basta aderire ad un movimento, ad un’associazione, manifestare indossando una maglietta con una bella frase ad effetto per essere realmente e profondamente "contro", per essere "antimafia". Il cambiamento deve partire da una rivolta delle coscienze: l’antimafia nasce dalle nostre interiorità, dalle nostre coscienze e da un’effettiva rinascita di libertà interiore. Corrado Alvaro scriveva che “Nessuna libertà esiste quando non esiste una libertà interiore dell’individuo”».
A febbraio 2025 il neo procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio, nel corso di un’intervista, ha lanciato un appello ai cittadini calabresi: non essere spettatori rassegnati ma parte attiva di una comunità.
«Il regalo più grande – aggiungeva il magistrato – fatto ai clan è stato quello di demandarne la lotta solo alle forze di polizia» anche perché «le mafie e l’illegalità si sono nutrite da sempre – e si nutrono – soprattutto dei nostri silenzi, delle nostre indifferenze, del nostro disimpegno, delle nostre equivocità».

A Lamezia Terme, però, queste parole non hanno attecchito come avrebbero dovuto. Quello che LaC News24 apprende in esclusiva risuona come uno schiaffo in faccia per tutti i cittadini onesti, per tutti coloro che nell’impegno civile ci credono veramente.
Come sappiamo lo scorso autunno una serie di atti intimidatori ha riportato la paura in città. Taniche di benzina, ordigni artigianali, saracinesche danneggiate, il sonno interrotto da improvvise esplosioni. Le lancette del tempo sono state riportate indietro nella zona di Nicastro centro, da sempre terreno di conquista per le cosche Giampà e Torcasio. Le indagini della polizia giudiziaria sono partite immediatamente con la visualizzazione delle immagini di video sorveglianza. E non si sono fermate, allargando il campo e le prospettive. Il risultato è desolante: oltre agli esercizi commerciali che hanno denunciato ve ne sono altri, sempre a Nicastro centro, che hanno preferito il silenzio. Hanno scelto di nascondere gli atti intimidatori e mettere da parte taniche di benzina e ordigni rudimentali. Nessuna denuncia, meglio mimetizzarsi, risolvere i problemi inter nos.

Nulla servono le parate, i consigli comunali aperti, il «tavolo permanente con le forze dell’ordine, il potenziamento della videosorveglianza, l’iniziativa della spesa solidale…» come ha annunciato il consigliere Nicotera, se dopo centinaia di arresti i commercianti continuano a non denunciare.
A cosa serve applaudire ogni anno il procuratore Nicola Gratteri quando tuona: «Dovete riprendervi gli spazi che abbiamo liberato»?
A cosa servono le decine di associazioni nate a Lamezia Terme se si continua a non denunciare?
Il consiglio comunale del 14 novembre scorso al quale non ha partecipato quasi nessuno doveva lasciar presagire come stanno le cose. Il consiglio non è stato disertato a causa dell’orario mattutino, come ha asserito la rappresentante dell’Associazione antiracket Maria Teresa Morano. È stato disertato perché quella «rivolta delle coscienze» della quale parla senza sosta il procuratore Curcio è, evidentemente, ben lontana dal radicarsi.
«Tutto ciò che accade nella nostra comunità – dice il magistrato – è un problema che ci riguarda, che siamo chiamati ad affrontare, ciascuno nel suo piccolo, per carità, ma con la partecipazione attiva al vivere comune, col proprio impegno, con la propria testimonianza civile, fatta di amore per la verità, la giustizia, la libertà». Voce di uno che grida nel deserto.