Doveva essere una vacanza e invece, come per altre migliaia di connazionali, il viaggio si è trasformato in un incubo. Roberto Bisceglia, piccolo imprenditore calabrese di 49 anni, titolare di un'azienda agrituristica a conduzione familiare nel Crotonese, il 21 febbraio scorso, una settimana prima dell'attacco Usa-Isrele all'Iran, parte, assieme alla moglie, da Roma Fiumicino diretto a Bangkok. Rientro previsto il 6 marzo. Ma la tratta prevede lo scalo a Dubai e così Roberto e Daniela rimangono bloccati in Thailandia e ora sono diretti in Cina sperando di poter tornare in Italia.

Il loro volo è stato cancellato. Si sono rivolti all'ambasciata. Poi all'Unità di crisi della Farnesina. Via whatsapp, Roberto, comprensibilmente preoccupato per la forzata permanenza in Asia e con tutte le incognite sul ritorno, si dice rammaricato perché «l'assistenza istituzionale è stata nulla, zero – spiega all’agenzia Dire –. Abbiamo dovuto riprogrammare tutto da noi, a costi esorbitanti. Se tutto va bene rientreremo dalla Cina il prossimo sabato con una settimana di ritardo e costi supplementari. L'idea era di farsi una vacanza perché con il mio lavoro in estate praticamente il mare non lo vedo e quest'anno volevamo anche festeggiare i 50 anni di mia moglie». Roberto racconta «il panico e la frustrazione» provati appena saputo che il volo era stato cancellato e non si riuscivano a trovare altro. «Siamo stati ore sui nostri cellulari per cercare soluzioni: Tokyo, Singapore, tutte costosissime e alla fine abbiamo trovato questo Chengdu-Malpensa. Costretti a permanere una settimana in più ci stiamo adattando. Ora l'unico desiderio è tornare a casa».

Il loro era un volo Emirates. «Il problema - spiega il giovane imprenditore calabrese - è che Emirates cancella i voli il giorno prima rispetto a quando dovresti partire, nel nostro caso venerdì scorso, così come è successo anche ad altri italiani che abbiamo conosciuto. Ti trovi spiazzato, ti dicono di non presentarti in aeroporto solo 24/48 ore prima del rientro previsto. In quel momento non sapevamo cosa fare, anche perché non ci trovavamo a Bangkok. A quel punto, provando a sentire l'ambasciata italiana, dopo due laconici “Ci dispiace”, cade la linea, o forse meglio dire che ci hanno chiuso il telefono e non è stato più possibile ricontattarli. All'Unità di crisi della Farnesina, chiamata più volte, ne sapevano meno rispetto a quello che noi leggevamo sui social e sui siti. Ci hanno proposto la soluzione dei voli dall'Oman però già era impossibile raggiungere Dubai e anche se ci fossimo riusciti avremmo dovuto prendere questi autobus o furgoncini che facevano la traversata nel deserto fino all'Oman ma non ti assistevano per fare i visti dagli Emirati, è tutta una procedura a tuo carico, dopodichè... il nulla. Se non i messaggi sui charter. Il primo messaggio istituzionale comunque ci è arrivato solo dopo tre giorni dalla cancellazione e riguardava questo charter che partiva da Bangkok ma sono rimasto stupito perché lo ha saputo prima mia mamma in Italia dalla televisione che noi qui. Tra l'altro, abitualmente, un volo dalla Thailandia all'Italia costa intorno ai 450 euro. Questo organizzato dalla Farnesina ne costava 1.200». Di nuovo panico.

«Prezzi esorbitanti e non si riusciva a trovare nulla per rientrare – riporta Bisceglia all’agenzia Dire – alla fine abbiamo trovato per il prossimo sabato il volo che va da Chengdu (in Cina) a Malpensa. E siamo stati relativamente fortunati perché lo abbiamo trovato a 1.300 euro. Abbiamo sentito di biglietti anche fino a 8mila euro. Ovviamente le compagnie stanno speculando». Roberto conclude: «All'andata era andato tutto bene. Ma dopo i primi bombardamenti abbiamo capito che sarebbe stato difficile che il nostro volo partisse. Comunque noi stiamo bene, aspettiamo di rientrare. Di riuscire ad arrivare in Cina per poi rientrare in Italia».