Secondo l’impostazione accusatoria della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza avrebbero consentito di ricostruire l’operatività di un’associazione di tipo mafioso riconducibile alla ’ndrangheta, attiva nel distretto giudiziario di Catanzaro e, in particolare, nel territorio di Cetraro e nelle zone limitrofe, con proiezioni anche a livello nazionale ed estero.

In tale contesto viene contestata la partecipazione di Luca Occhiuzzi alias “Bistecca”, al quale è attribuito il reato previsto e punito dall’articolo 416 bis del codice penale, commi secondo, terzo, quarto e quinto, con l’aggravante della recidiva reiterata di cui all’articolo 99 del codice penale. Secondo l’accusa, Occhiuzzi avrebbe preso parte, insieme ad altri soggetti – tra cui Giuseppe Scornaienchi, Vincenzo Bufanio, Giuseppe Ferraro, Fedele Cipolla, Giuseppe Antonuccio, Severino Caruso, Marcello Ricco e Claudio Vattimo – a un sodalizio mafioso per il quale si è proceduto anche nell’ambito del procedimento numero 4713/22 Dda, oltre che con il coinvolgimento di ulteriori persone allo stato non identificate.

L’associazione, secondo la prospettazione investigativa, sarebbe stata costituita ed avrebbe operato come articolazione della cosca di ’ndrangheta capeggiata da Scornaienchi, con l’assenso e in virtù di una legittimazione proveniente dalla storica locale di ’ndrangheta riferibile al clan Muto di Cetraro, già riconosciuto giudiziariamente con sentenza della Corte di Cassazione, sezione seconda, numero 18024 del 2022, emessa in conferma della decisione della Corte d’Appello di Catanzaro del 28 maggio 2021 nel procedimento denominato “Frontiera”.

Gli inquirenti contestano al sodalizio l’avvalersi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che si sarebbero determinate nel territorio di riferimento. Attraverso tale metodo mafioso, l’organizzazione avrebbe esercitato un controllo capillare su molteplici aspetti della vita pubblica ed economica locale, progressivamente consolidatosi nel tempo.

Tra gli scopi attribuiti all’associazione figurano il conseguimento di vantaggi patrimoniali dalle attività economiche operanti sul territorio, sia mediante la partecipazione diretta alle stesse sia attraverso la riscossione di somme di denaro a titolo estorsivo, nonché l’acquisizione, diretta o indiretta, della gestione o del controllo di attività economiche nei più diversi settori. Ulteriore finalità sarebbe stata quella di affermare un controllo egemonico sul territorio, realizzato anche tramite accordi con organizzazioni criminali omologhe e, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, attraverso la soppressione dei soggetti che a tale controllo si contrapponevano. Sebbene nel capo d’accusa non viene specificato, ma la Dda di Catanzaro ritiene che il gruppo Scornaienchi sia responsabile degli omicidi avvenuti sulla costa tirrenica negli ultimi anni.

All’organizzazione viene inoltre attribuita la commissione di delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità individuale, oltre a reati in materia di armi, stupefacenti e favoreggiamento della latitanza, tra cui quella riferita allo stesso Occhiuzzi, nonché ad altri soggetti indicati nel capo d’imputazione. Scopo ulteriore del sodalizio sarebbe stato, in via generale, quello di procurarsi ingiuste utilità.

Con specifico riferimento alla posizione di Luca Occhiuzzi, l’accusa gli attribuisce il ruolo di capo, promotore e organizzatore dell’associazione. In tale veste, secondo la contestazione, avrebbe fissato obiettivi criminali e regole interne, impartito direttive, organizzato e coordinato l’attività degli altri sodali, ripartito risorse e proventi delle attività illecite, esercitato poteri disciplinari e gestito i contrasti, sia interni che esterni al sodalizio, curando anche i rapporti con altre consorterie criminali e partecipando direttamente alla realizzazione di azioni delittuose.

Il reato viene aggravato, secondo l’impianto accusatorio, dal fatto che l’associazione sarebbe stata armata, nonché dal finanziamento di attività economiche mediante il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti, oltre che dalla recidiva reiterata. I fatti contestati vengono collocati temporalmente a partire dall’anno 2016, con condotta ritenuta perdurante, nel territorio di Cetraro.