VIDEO | Cittadini, amministratori, Chiesa e studenti accanto agli imprenditori finiti nel mirino: dalla commozione di Arena alla denuncia di Foti, fino all’appello di Signoretta e alle parole di Suppa: «Ci sono loro e ci siamo anche noi»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Non c’è solo la paura, nella sera in cui Vibo Valentia attraversa con le fiaccole la zona industriale colpita dalle intimidazioni. C’è l’ansia di chi ha visto la propria azienda finire nel mirino, ma anche il sollievo di non ritrovarsi da solo. C’è la presenza dei sindaci con la fascia tricolore, degli imprenditori, dei cittadini, degli studenti, della Chiesa. E c’è soprattutto una frase, pronunciata dal dirigente scolastico del liceo classico, Raffaele Suppa, che diventa il senso di una notte intera: «Ci sono loro e ci siamo anche noi, ci sono tutti questi studenti, ci sono tutti questi giovani, c’è tutto questo mondo e questa cittadinanza che vuole dire no alla criminalità».
Il raid e la risposta della comunità
La fiaccolata mariana guidata dal vescovo di Mileto, Attilio Nostro, che si è tenuta ieri sera muovendo dagli studi di LaC, si è trasformata in un corteo civile nel cuore dell’area industriale, teatro nei giorni scorsi del raid contro cinque imprese: Metal Sud, Sud Edil Ferro, Colloca Agricola, Baldo e Kernel. Le indagini della polizia, dopo i rilievi effettuati nelle aziende colpite, seguono la pista di un unico commando che avrebbe agito in rapida successione, con l’ipotesi che l’arma utilizzata possa essere stata la stessa, un fucile calibro 12. Ma nella sera delle fiaccole, più che il dettaglio investigativo, a pesare è stato il clima di un territorio che prova a rispondere alla sequenza di intimidazioni, incendi, minacce e spari che nelle ultime settimane ha riportato paura tra Vibo, Jonadi e San Gregorio d’Ippona.
Il primo sentimento, tra gli imprenditori colpiti, è la commozione. Domenico Arena, titolare della Metal Sud Lo Gatto, guarda le persone radunate nella zona industriale e non nasconde l’emozione: «Voglio ringraziare tutti, sono davvero commosso, non mi aspettavo una partecipazione dalla società civile così forte e massiccia. Questo sicuramente ci porterà non a scoraggiarci». Poi il pensiero va alla scelta, non solo economica ma familiare, di restare e continuare a investire nel Vibonese: «La mia famiglia ha investito in questa terra, continua a investire perché si può fare libera impresa. Lo Stato c’è, le istituzioni ci sono e noi andremo avanti con coraggio insieme ai miei dipendenti. Noi siamo gli imprenditori e loro sono le imprese».
Anche Costantino Foti, titolare della Sud Edil Ferro, parla senza nascondere il peso di quanto accaduto: «L’intimidazione ha creato molta ansia e preoccupazione. Anche se ormai, come avevo detto l’altra volta, ci siamo fatti il callo, a queste cose non ci si abitua mai». La scelta, però, è quella di non fermarsi: «Dobbiamo andare avanti anche nei confronti dei nostri dipendenti e delle persone, fornitori, che abbiamo sulle spalle. Andiamo avanti, a testa alta. La gente è consapevole che le cose stanno cambiando».
«Non siamo più soli»
Nelle parole di Colloca, titolare dell’azienda agricola finita nel mirino, il sollievo si mescola alla fiducia nelle istituzioni: «Adesso sono contentissimo perché vedo che c’è veramente la partecipazione di tutti. Abbiamo avuto modo di constatare la massima disponibilità da parte delle forze dell’ordine. Lo Stato c’è. Sono cambiate le cose rispetto a tanti anni fa. Questa serata è bellissima, non siamo più soli».
Una serenità cercata anche da Baldo Nicoletta, titolare dell’Azienda agricola Baldo, che nella presenza dei cittadini trova un sostegno concreto: «In questi momenti perché avere le persone vicino è molto bello». Alla domanda sulla preoccupazione risponde con poche parole, affidate alla forza della presenza collettiva: «Sono serena questa sera, con tutta questa gente, con la presenza anche della Chiesa e delle istituzioni pure, sono serena».
Tra gli imprenditori presenti c’è anche Nuccio Caffo, che allarga lo sguardo oltre il singolo episodio: «È una situazione insostenibile. Noi imprenditori dobbiamo stare tutti vicini perché se si colpisce solo uno di noi è come se colpissero tutti. In particolare in quest’area le cose che sono successe negli ultimi giorni non si possono tollerare».
Il territorio e gli anticorpi
La fiaccolata, però, non raccoglie soltanto la voce del mondo produttivo. Vincenzo Chindamo, fratello di Maria Chindamo, legge nella partecipazione un segnale maturato negli anni: «Fa piacere vedere che un territorio che in passato era additato come non reattivo, omertoso, dove quando succede qualcosa si rimane isolati, ormai da un decennio, per quanto mi riguarda, non è più così. Il territorio si è creato degli anticorpi».
A rivolgersi direttamente agli autori degli atti intimidatori è Fabio Signoretta, sindaco di Jonadi, il Comune che confina con l’area industriale colpita: «Vogliamo che questo messaggio arrivi alle persone vili, vigliacche che hanno commesso questi atti. Noi vi vogliamo guardare negli occhi, guardateci anche voi». Poi il messaggio agli imprenditori: «Andate avanti con coraggio. A queste persone vili e vigliacche diciamo che non siamo più nel passato, oggi vogliamo vivere una società giusta e moderna. La risposta che sta dando il popolo stasera vuol dire che lo Stato c’è e noi ci siamo».
Il presidente di Confindustria Vibo, Rocco Colacchio, parla di una solidarietà che travalica i cancelli delle singole aziende: «Una cosa fantastica vedere tutta questa gente, questa grande solidarietà a tutti noi».
La Chiesa, i sindaci e chi ha già conosciuto la violenza
A organizzare la fiaccolata, nata come momento mariano e diventata anche una risposta civile, è stata la parrocchia Gesù Salvatore. Don Roberto non si dice sorpreso dalla partecipazione: «La gente è stanca di tutti questi eventi ispirati dal male, per cui me l’aspettavo. Me l’aspettavo perché la comunità vibonese ha alzato la testa e non vuole più tornare indietro».
Nel corteo ci sono anche storie personali di violenza subita e superata. Enzo Caruso, sindaco di Pizzoni, aggredito nel gennaio scorso all’ospedale di Soriano insieme alla dottoressa Farfaglia, guarda la folla e parla di una reazione attesa: «Finalmente ci ribelliamo. Siamo una terra che vuole cambiare e siamo qui per questo».
Accanto a lui la dottoressa Farfaglia, ex medico di guardia medica, torna a quella notte del 5 gennaio 2024: «Abbiamo dovuto subire una violenza verbale e fisica inaudita, cercando di fare il nostro lavoro. Ci siamo trovati noi quasi a perdere la vita, ricordo di aver pensato che fosse l’ultimo giorno, l’ultimo momento della mia vita, pensando di lasciare i miei figli orfani». Il racconto si ferma sul ricordo di chi la difese: «Ringrazio il sindaco, gli infermieri, il personale del 118 e mio marito. È stata una violenza spaventosa, però io non mi sono arresa».



