Francesco Bellusci racconta in aula i presunti rapporti di Gioacchino Amico con una deputata di Fratelli d’Italia per ottenere fondi agricoli e riferisce di un sindaco che si sarebbe rivolto alla criminalità organizzata per un’occupazione abusiva
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«Gioacchino Amico mi disse che sarebbe sceso a Roma» e che andava «spesso in Parlamento perché ho agganciato questa parlamentare attraverso la segretaria». È uno dei passaggi dell'interrogatorio di Francesco Bellusci, collaboratore di giustizia ed ex affiliato alla 'ndrangheta di Legnano, ascoltato a Milano nell'ambito del processo Hydra, l'inchiesta sulla cosiddetta «mafia a tre teste» in Lombardia.
Rispondendo alle domande della pm della Dda Alessandra Cerreti, che insieme al collega Rosario Ferracane ha coordinato le indagini sul sistema criminale, Bellusci ha riferito quanto gli avrebbe raccontato Amico, a sua volta collaboratore di giustizia e indicato come referente del clan Senese in Lombardia.
Secondo il racconto reso in aula, Amico gli avrebbe detto di avere «la tessera di Fratelli d'Italia» e di recarsi più volte in Parlamento. Bellusci ha aggiunto di non ricordare il nome della parlamentare coinvolta, spiegando quale sarebbe stato l'obiettivo dell'operazione: «entrare nel sistema dei crediti a fondo perduto per l'agricoltura - ha riportato quanto gli aveva detto Amico - al fine mafioso di portare i finanziamenti nelle nostre tasche, nelle tasche di tutti».
La vicenda riferita dal pentito davanti ai giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Milano richiama elementi già emersi nel procedimento. La parlamentare a cui si riferiscono le dichiarazioni è la deputata di Fratelli d'Italia Paola Frassinetti, oggi sottosegretaria al ministero dell'Istruzione. Le affermazioni di Bellusci si inseriscono nel quadro delle testimonianze raccolte nell'ambito del processo Hydra.
Il caso di Buscate: «Il sindaco si rivolse alla 'ndrangheta»
Nel corso della stessa udienza, Bellusci ha riferito anche un altro episodio, risalente al 2017, che riguarda il Comune di Buscate, nel Milanese. Secondo il collaboratore di giustizia, per affrontare il problema di una famiglia che occupava abusivamente un alloggio popolare, il sindaco dell'epoca, Fabio Merlotti, non indagato, si sarebbe rivolto a persone legate alla criminalità organizzata anziché alle forze dell'ordine.
Il racconto è emerso quando la pm Cerreti ha chiesto a Bellusci di chiarire i suoi rapporti con Giuseppe Greco, consigliere della maggioranza comunale che si è recentemente autosospeso e che non risulta indagato. All'epoca dei fatti Greco non era ancora impegnato in politica e, stando alla ricostruzione del pentito, avrebbe svolto una funzione di collegamento tra l'amministrazione locale e le famiglie che esercitavano il controllo criminale nelle zone di Lonate Pozzolo e Legnano.
Su richiesta del primo cittadino, Greco sarebbe andato da Giacomo Cristello per chiedergli di intervenire sulla vicenda dell'alloggio occupato dalla famiglia Barletta, anch'essa calabrese. Il sindaco, secondo quanto riferito in aula, avrebbe avuto paura ed era stato minacciato.
L'incontro in municipio e la minaccia sulla festa della birra
La questione si sarebbe trascinata nel tempo anche perché i Barletta erano «compaesani». Secondo Bellusci, la vicenda sarebbe arrivata fino a un incontro «nella casa comunale», al quale avrebbero partecipato lui stesso, Cristello, titolare di un bar nella piazza principale del paese, e Greco.
Durante la riunione, Cristello avrebbe fatto riferimento alla «festa della birra» di Buscate, manifestazione molto conosciuta nella zona, sostenendo che avrebbe potuto ricavare introiti considerevoli se avesse avuto a disposizione uno stand. Di fronte alle difficoltà prospettate dal primo cittadino, sempre secondo il racconto del collaboratore di giustizia, Cristello avrebbe replicato: «Sennò veniamo a fare casino lì».
Le dichiarazioni rese da Bellusci rappresentano una ricostruzione che dovrà essere verificata nel corso del procedimento. L'epilogo della vicenda, secondo quanto riferito in aula, arrivò dopo una lite condominiale tra la famiglia Barletta e una famiglia albanese, degenerata anche in una sparatoria. L'episodio divenne pubblico e la situazione si risolse con l'intervento delle forze dell'ordine.



