Un tempo era la cosca “Acri-Morfò” a comandare il territorio di Rossano dal punto di vista criminale, già alleata degli “zingari” di Cassano all’Ionio. Oggi, però, i nuovi equilibri mafiosi sono diversi. Le innumerevoli inchieste antimafia hanno disarticolato, negli anni, i clan di ’ndrangheta della Sibaritide e dello Jonio cosentino. Questo ha creato vuoti di potere che altre organizzazioni hanno tentato di occupare. Con le buone o con le cattive.

Quando il “vecchio” mafioso è diventato di troppo, l’azione delittuosa ha assunto i tratti più cruenti. Dal 2018 a oggi, nell’area della Sibaritide, come noto, si sono registrati decine di omicidi. Il più “eccellente”, senza dubbio, quello di Leonardo Portoraro.

Negli ultimi mesi, però, due tentativi di omicidio non sono andati a segno. Il primo riguarda Domenico Forastefano, detto “Mimmo ’u pisciaiuolo”, ritenuto esponente di vertice dell’omonima cosca di Cassano: è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco ed è finito al Pronto soccorso di Rossano. Era il 25 ottobre 2025.

Il secondo episodio riguarda Salvatore Morfò, un tempo alleato di Nicola Acri e oggi collaboratore di giustizia, rimasto gravemente ferito all’addome. Morfò nel 2023 subì un attentato incendiario nella struttura balneare rossanese, concessione poi tolta dal sindaco della città, Flavio Stasi, per dare un segnale forte alla comunità locale nel contrasto all’illegalità.

Episodi che destano allarme sul piano sociale, anche per la caratura dei soggetti coinvolti, in un contesto criminale che da un paio d’anni appare in fermento. In una stagione in cui chi prova a imporre il proprio “verbo” non ricorre alla mediazione, ma alla violenza. L’azione repressiva della Dda di Catanzaro ha tempi diversi rispetto alle contese mafiose, ma inquirenti e investigatori puntano a individuare i responsabili di un clima che resta teso.