Indagano i carabinieri. L’imprenditore nel 2014 era rimasto ferito alle gambe, mentre nel 2017 la carcassa di un delfino era stata ritrovata davanti al portone della sua azienda. Imputato nel maxiprocesso Rinascita Scott, è stato assolto sia in primo che in secondo grado
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Continuano gli atti intimidatori a Vibo Valentia. Un’escalation criminale che non conosce soste e che coincide temporalmente con la scarcerazione per decorrenza termini di diversi esponenti dei clan della città capoluogo finiti al centro della maxioperazione Rinascita Scott. Dopo le tre auto incendiate in via Gandhi a Vena di Ionadi (di cui una di proprietà del titolare di una pasticceria di Vibo ed una in uso alla titolare di una farmacia ubicata nelle Marinate), quindi la bottiglia con liquido infiammabile rinvenuta dinanzi alla porta di ingresso della macelleria Chiarello in via Giovanni XXIII e l’incendio al cantiere della ditta impegnata nei lavori per la realizzazione di una mensa alla scuola Buccarelli, ad essere preso di mira è stato la scorsa notte Francesco Michelino Patania, 75 anni di Vibo Valentia. Il costruttore edile ha infatti ritrovato sul parabrezza della sua auto, parcheggiata nei pressi dell’abitazione in via Giovanni XXIII, un biglietto contenente frasi minatorie. Patania ha denunciato l’accaduto ai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia che hanno avviato le indagini.
In passato – il 21 marzo 2017 – dinanzi all’azienda “Patania Costruzioni srl” di via Angelo Savelli (traversa di via Giovanni XXIII) – era stata invece posizionata la carcassa di un delfino. Un episodio contestato nell’inchiesta Rinascita Scott e di cui il collaboratore di giustizia, Bartolomeo Arena, ha poi indicato in aula il mandante nella persona di Salvatore Morelli (attualmente detenuto in regime di carcere duro per scontare 19 anni di reclusione).
La carcassa del delfino sarebbe stata notata sulla spiaggia di Briatico e portata a Vibo allo scopo di intimidire Patania e fargli sborsare somme di denaro (estorsione poi mai pagata). Nello stesso maxiprocesso Rinascita Scott, Francesco Patania figurava tra gli imputati in quanto accusato del reato di associazione mafiosa ed in particolare di far parte del clan Lo Bianco. Un’accusa dalla quale Francesco Patania – già vicepresidente della Vibonese calcio – è stato assolto sia in primo che in secondo grado di giudizio, nonostante una richiesta di condanna della Procura a 19 anni di reclusione. Nel gennaio del 2014 Francesco Patania era stato raggiunto da alcuni colpi di pistola alle gambe rimanendo lievemente ferito. Di lui ha parlato anche il collaboratore di giustizia, Andrea Mantella (parente dello stesso Patania), che lo ha indicato come esponente di vertice del clan Lo Bianco di Vibo Valentia, particolarmente legato al boss Antonio Mancuso ed al nipote Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, accuse dalle quali Patania (già assolto in precedenza anche dall’inchiesta “Nuova Alba”) è stato totalmente assolto.


