Un successo, l'ennesimo. Il Premio Letterario Caccuri ancora una volta è riuscito a centrare il proprio obiettivo: celebrare la cultura, la scrittura, la saggistica concentrando su un piccolo borgo dell'alto Crotonese l'attenzione di un Paese intero. Promosso dall'Accademia dei Caccuriani, l'evento ha visto confrontarsi quattro finalisti selezionati da un comitato scientifico presieduto da Giordano Bruno Guerri: Gad Lerner con “Gaza. Odio e amore per Israele” (Feltrinelli), Monica Maggioni con “Spettri” (Longanesi), Alessandro Sallusti con “L’Eresia liberale” (Rizzoli) e Gennaro Sangiuliano con “Trump. Vita di un presidente contro tutti” (Mondadori). Ad aggiudicarsi il primo premio è stata l'opera del giornalista Gad Lerner.

La manifestazione, che ha visto il network LaC impegnato come media partner, ha tenuto assieme talk, presentazione di libri, concerti e momenti di intrattenimento, ha confermato il suo spirito di valorizzazione turistico-culturale del territorio. Un progetto portato avanti dall'Accademia dei Caccuriani grazie anche al contributo derivante dal cofinanziamento del bando di promozione emanato dal dipartimento Turismo della Regione Calabria.

Per fare il punto sulla quattordicesima edizione e volgere lo sguardo verso il futuro del Premio Letterario Caccuri abbiamo incontrato il presidente dell'Accademia dei Caccuriani Adolfo Barone per porgli alcune domande sull'evento che lo vede impegnato in prima linea assieme al vice presidente del Premio e responsabile della sezione saggistica Olimpio Talarico.

Presidente Barone, quella che si è appena conclusa è stata un'edizione del Premio Letterario Caccuri ricca di momenti di altissimo spessore. C'è un momento in particolare che ricorda con maggiore entusiasmo?

«Ogni edizione del Premio regala emozioni uniche, ma quest’anno ho vissuto con particolare intensità la partecipazione del pubblico: vedere la piazza Convento di Caccuri gremita e attenta è stata la prova concreta che la cultura sa ancora unire, emozionare e far riflettere. Quel calore rimarrà per me il ricordo più vivo.»

La 14esima edizione ha raggiunto gli obiettivi che come Accademia dei Caccuriani vi eravate prefissati di soddisfare?

«Sì, la 14ª edizione ha centrato gli obiettivi: consolidare il prestigio nazionale del Premio e offrire un programma di alto livello culturale. La risposta del pubblico e dei media ne è la conferma.»

Ad aggiudicarsi la 14esima edizione del Premio è stato il libro "Gaza" di Gad Lerner. Come commenta questo risultato? A suo personale avviso, cosa ha convinto in particolare dell'opera del noto giornalista?

«Gaza ha convinto per la profondità e il coraggio. Gad Lerner ha saputo raccontare una tragedia complessa con lucidità e sensibilità, invitando a riflettere oltre i pregiudizi.»

Caccuri è tornata ad essere al centro dell'attenzione nazionale grazie al Premio. È la dimostrazione che anche in Calabria è possibile passare dalla marginalità alla centralità?

«Il Premio dimostra che anche in Calabria si può diventare un punto di riferimento culturale nazionale. Caccuri è oggi un simbolo di centralità e di riscatto.»

Quattordici edizioni, quattordici successi. A chi va detto grazie?

«Il grazie va agli autori, agli ospiti, al pubblico, alle istituzioni, agli sponsor. Ma soprattutto alla comunità dei Caccuriani: sono loro la vera anima del Premio.»

Il presidente dell'Accademia dei Caccuriani Adolfo Barone

Parliamo di futuro. Dal palco del Premio Letterario Caccuri ha annunciato che si è già al lavoro per la 15esima edizione. Cosa può anticiparci?

«Stiamo già lavorando a un’edizione che porterà ulteriori novità e ospiti di rilievo. L’obiettivo è continuare a crescere senza perdere il legame con le nostre radici.»

Il Premio Letterario Caccuri tornerà in una veste itinerante come già accaduto nell'ultima edizione con gli appuntamenti di Bova e Cleto?

«L’esperienza di Bova e Cleto è stata positiva. Non escludiamo di ripeterla: Caccuri resta il cuore del Premio, ma la cultura può e deve viaggiare.»

Presidente, tanti sono i sacrifici e gli impegni per mettere in moto ogni anno la macchina organizzativa del Premio. Da un punto di vista personale, ci può dire perché ne vale la pena?

«Perché vedere un piccolo borgo trasformarsi in un crocevia di idee e persone è la più grande soddisfazione. Ogni sacrificio è ripagato dall’entusiasmo che il Premio genera».