Gli Stati Uniti possono confermare con certezza la distruzione di circa un terzo dell'arsenale missilistico iraniano, mentre resta incerto il destino di un'ulteriore quota significativa, secondo fonti a conoscenza dell'intelligence americana citate da Reuters. A quasi un mese dall'inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, cinque fonti affermano che "circa un terzo dei missili iraniani è stato sicuramente distrutto". Un altro terzo "potrebbe essere stato danneggiato, distrutto o sepolto" nei bunker sotterranei colpiti dai bombardamenti, anche se non vi è conferma definitiva.

La valutazione, finora non resa pubblica, suggerisce che Teheran conserva comunque una capacità militare rilevante. Parte dei missili potrebbe essere recuperata una volta terminato il conflitto, mentre l'Iran continua a lanciare attacchi, probabilmente anche nel tentativo di preservare le scorte residue.

Le stime dell'intelligence contrastano con le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui l'Iran avrebbe "pochissimi missili rimasti". Lo stesso Trump ha tuttavia riconosciuto i rischi residui, osservando che "anche l'1% è inaccettabile", riferendosi alla minaccia per le rotte nello Stretto di Hormuz. Un funzionario del Pentagono ha riferito che gli attacchi iraniani con missili e droni sono diminuiti "di circa il 90%" dall'inizio della guerra e che le forze statunitensi hanno "danneggiato o distrutto oltre il 66% delle strutture di produzione di missili, droni e mezzi navali" iraniani.

Secondo fonti militari israeliane, prima del conflitto l'Iran disponeva di circa 2.500 missili balistici in grado di raggiungere Israele. Oltre 335 lanciatori sarebbero stati "neutralizzati", pari a circa il 70% della capacità di lancio. Eliminare il restante 30% viene considerato "sensibilmente più difficile".