La crisi tra Stati Uniti e Iran torna a salire di livello. Nella notte le forze americane hanno lanciato un attacco nel sud dell’Iran, colpendo siti missilistici e imbarcazioni militari iraniane. Washington parla di operazione di «autodifesa». Teheran, invece, denuncia una nuova aggressione e promette una risposta «più dura e più potente».

Secondo il Centcom, gli Stati Uniti hanno preso di mira piattaforme utilizzate per il lancio di missili e navi iraniane che stavano tentando di posizionare mine nel Golfo Persico. L’operazione si sarebbe concentrata nell’area meridionale dell’Iran, vicino all’isola di Larak. Media arabi parlano di almeno quattro morti.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che «lo Stretto di Hormuz deve restare aperto». Parole pesanti, arrivate mentre cresce il timore di un blocco della principale rotta energetica mondiale.

Rubio ha comunque lasciato aperto uno spiraglio diplomatico: «Un accordo con l’Iran è ancora possibile». Secondo il capo della diplomazia Usa, i colloqui proseguono in Qatar, anche se restano distanze importanti sul testo dell’intesa.

La replica iraniana non si è fatta attendere. Il portavoce delle Forze Armate, Abolfazl Shekarchi, ha avvertito che qualsiasi nuova offensiva americana o israeliana provocherà una risposta «molto più severa».

Teheran sostiene di avere già individuato gli obiettivi da colpire. E minaccia un allargamento del conflitto: «La nostra risposta andrà oltre i confini della regione», ha dichiarato Shekarchi.

Nel mirino torna anche lo Stretto di Hormuz. L’Iran avverte che, se le sue esportazioni verranno ostacolate, impedirà al petrolio di lasciare il Golfo. Uno scenario che rischia di scuotere i mercati energetici internazionali e trascinare il Medio Oriente in una nuova escalation.

A rendere ancora più esplosivo il quadro sono le dichiarazioni della Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Nel messaggio per l’Hajj, riportato dall’agenzia Tasnim, Khamenei ha attaccato direttamente Washington: «Le nazioni della regione non saranno più uno scudo per le basi americane».

La Guida Suprema ha inoltre celebrato la forza militare iraniana, parlando di missili e droni capaci di colpire «il Grande Satana», riferimento agli Stati Uniti, e «il regime sionista», cioè Israele.

Nel frattempo aumentano le tensioni anche sul fronte libanese. Israele ha intensificato gli attacchi nel sud del Libano oltre la “linea gialla” della tregua armata e, secondo media locali, almeno 12 persone sarebbero morte dopo i raid su Mashghara. Hezbollah denuncia scontri diretti con soldati israeliani a nord del fiume Litani.

Il rischio ora è quello di un conflitto regionale sempre più ampio. Gli Stati Uniti mostrano i muscoli nel Golfo. L’Iran alza il livello delle minacce. E il Medio Oriente torna a muoversi sul filo di una guerra aperta.