Diplomazia e tensione militare su binari opposti nella mattinata di oggi. Il documento elaborato dall’amministrazione americana è stato consegnato a Islamabad e da qui trasferito agli iraniani
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La mattinata del 25 marzo si apre con un nuovo scontro politico e diplomatico tra Stati Uniti e Iran, mentre sullo sfondo della guerra prende forma un’ipotesi di trattativa che Teheran respinge apertamente. Al centro delle ultime ore ci sono le dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui l’Iran sarebbe pronto a un accordo per porre fine al conflitto, e la replica durissima arrivata dalla Repubblica islamica: Washington, è la linea, «sta negoziando con se stessa».
Una distanza netta che si riflette anche nei fatti. Gli Stati Uniti continuano infatti a lavorare a una possibile intesa basata su un piano in 15 punti, che prevede tra le altre cose un cessate il fuoco di un mese come primo passo verso una soluzione più ampia. Il documento sarebbe già al centro di un tentativo di mediazione indiretta. In questo contesto emerge il ruolo del Pakistan, che non si limita a una funzione teorica ma diventa snodo concreto del possibile dialogo.
Secondo fonti pakistane citate da al-Jazeera, il documento elaborato dall’amministrazione Trump è stato consegnato a Islamabad e da qui trasferito agli iraniani. Ora si attende una risposta da Teheran, elemento che conferma l’esistenza di un canale attivo, seppur non riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica islamica. Il doppio livello resta evidente: mentre Washington insiste sull’idea di un accordo vicino, Teheran nega che esista un vero negoziato nei termini descritti dagli Stati Uniti e respinge la narrazione americana.
Sul terreno, intanto, la postura resta improntata al rafforzamento militare. Circa mille soldati statunitensi dell’82ª Divisione aviotrasportata sono pronti a essere dispiegati in Medio Oriente nei prossimi giorni, un segnale che va nella direzione opposta rispetto a una de-escalation immediata.
Il quadro che emerge nelle prime ore della giornata è quindi quello di una fase sospesa tra diplomazia e tensione militare: da una parte un tentativo di avviare un dialogo attraverso un canale indiretto che passa per il Pakistan, dall’altra una chiusura politica da parte iraniana e un rafforzamento della presenza militare americana nella regione. Una distanza che, almeno per ora, continua a rendere incerto qualsiasi sviluppo negoziale nel breve periodo.



