Lo Stretto di Hormuz è oggi al centro di una crescente tensione sul rispetto del diritto internazionale della navigazione. Sebbene il quadro giuridico vigente vieti esplicitamente restrizioni arbitrarie, l’Iran sembra orientato a utilizzare lo stretto come leva di pressione, introducendo misure che – pur senza una chiusura ufficiale – finiscono per limitare di fatto la libertà di transito: dai pagamenti informali fino all’ipotesi di tariffe strutturate e controlli sempre più stringenti sulle navi.

In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), lo Stretto di Hormuz è classificato come uno degli stretti utilizzati per la navigazione internazionale ed è quindi soggetto al regime di “passaggio in transito”. Ciò significa che navi e aeromobili possono attraversarlo in modo continuo e rapido, senza ostacoli o condizionamenti politici. L’articolo 44 stabilisce inoltre che gli Stati rivieraschi – Iran e Oman – non possono in alcun modo sospendere o impedire questo diritto.

«Il diritto internazionale stabilisce una soglia molto elevata per qualsiasi restrizione al passaggio in transito attraverso uno stretto internazionale - spiega all'Adnkronos il professore Marco Roscini, docente alla Westminster Law School - In tempo di pace, la disciplina prevista dalla Convenzione sul diritto del mare è chiara: il passaggio in transito non può essere sospeso e gli Stati rivieraschi non possono negarlo né condizionarlo per ragioni politiche e strategiche».

Intanto Teheran - che ha firmato la Convenzione, ma non l'ha ratificata - ha affermato che le navi "non ostili" possono transitare in sicurezza, a condizione che non sostengano "atti di aggressione" contro la Repubblica islamica. Una formula che, pur senza negare esplicitamente il passaggio, introduce criteri incompatibili con un diritto che deve restare incondizionato. Accanto alla posizione ufficiale, si starebbe consolidando una prassi più ambigua. Secondo Lloyd's, l'Iran - in modo non sistematico - avrebbe iniziato a richiedere pagamenti fino a due milioni di dollari per consentire il transito di alcune navi commerciali. Quello che è stato ribattezzato come 'Il casello di Teheran' resta limitato, ma segnala una tendenza.

Sul piano giuridico, tuttavia, la questione è chiara. «Vi sono scarsi fondamenti per ritenere che l'Iran possa legittimamente imporre oneri di transito alle navi semplicemente per l'attraversamento dello Stretto di Hormuz», osserva Roscini. La Convenzione distingue infatti tra tariffe per servizi specifici - come pilotaggio o servizi portuali - e oneri che finiscono per ostacolare il passaggio stesso, che sono inammissibili.