A Minneapolis un’altra persona è morta durante un’operazione degli agenti federali. Segnali contraddittori arrivano da Washington: Donald Trump alterna inviti formali alla calma a dichiarazioni durissime in difesa, attaccando le autorità locali e legittimando un uso sempre più muscolare della forza
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É in atto una fase di tensione interna senza precedenti, con il rischio concreto che la crisi degeneri in qualcosa di molto più grave. Ieri a Minneapolis un’altra persona è morta durante un’operazione degli agenti federali dell’ICE. È l’ennesimo episodio di una spirale che si autoalimenta e che riporta alla mente la precedente uccisione avvenuta nelle scorse settimane, quando una donna, Renée Good, cittadina americana, era stata colpita a morte sempre durante un intervento federale legato all’immigrazione. Anche allora le autorità avevano parlato di “minaccia neutralizzata”, anche allora erano seguite proteste e accuse di abuso di potere.
Minneapolis è di nuovo paralizzata da manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine, mentre si registrano arresti a raffica. Il sindaco ha parlato apertamente di una situazione fuori controllo e di un pericolo imminente per l’ordine pubblico, evocando il rischio che la città diventi l’epicentro di una crisi nazionale. Ma ha fatto appello a riportare la calma e al ritiro degli agenti federali dell’ICE.
Dopo i gravi fatti di Minneapolis, cortei e scontri si registrano in più città americane: da New York a Chicago, dalla California alla costa Est. Le proteste sono tutte contro l’ICE, ma gli federali vanno avanti con cariche e lacrimogeni, in un clima da guerra civile che richiama le pagine più buie degli Stati Uniti. Sempre più governatori e sindaci chiedono il ritiro degli agenti federali, denunciando una gestione che sta lacerando il tessuto democratico del Paese.
Da Washington, però, arrivano segnali contraddittori. Donald Trump alterna inviti formali alla calma a dichiarazioni durissime in difesa dell’ICE, attaccando le autorità locali e legittimando un uso sempre più muscolare della forza. Una linea che sembra voglia alimentare lo scontro tra Stato federale e comunità locali.
Il rischio ormai va oltre l’ordine pubblico. È la tenuta stessa della democrazia americana a essere messa in discussione. Quando le uccisioni si ripetono, quando le strade diventano teatri di scontro e le istituzioni si delegittimano a vicenda, il confine tra crisi politica e conflitto interno si assottiglia pericolosamente. Negli Stati Uniti prende corpo una parola che fino a poco tempo fa sembrava impronunciabile: guerra civile. Oggi non appare più solo una provocazione.

