Spiraglio tra Stati Uniti e Repubblica islamica su un accordo diplomatico il fuoco legato alla riapertura dello Stretto. Restano però forti tensioni, mentre Teheran nega contatti diretti con Washington
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Commercial vessels are pictured offshore in Dubai on March 11, 2026. New attacks hit three commercial ships in the Gulf on March 11, with one of the vessels in flames as Iran pressed its campaign against its oil-exporting neighbours, threatening shipping in the Strait of Hormuz and plunging the global energy economy into crisis. (Photo by AFP) / Attention editors: AFP covers the war in the Middle East through its extensive regional network, including bureaus in Tehran, Jerusalem and several neighboring countries.Since the start of the conflict, journalists have been working under increasingly restrictive conditions. Authorities in several countries have limited reporters
Un possibile spiraglio diplomatico si apre tra Stati Uniti e Iran, ma resta fragile e carico di incognite. Sul tavolo c’è un’ipotesi di accordo: cessate il fuoco in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale.
A rivelarlo sono tre funzionari americani al sito Axios, precisando però che i contatti potrebbero essere avvenuti anche solo tramite mediatori e che, al momento, non c’è alcuna certezza su un’intesa. Donald Trump, intanto, starebbe valutando l’opzione confrontandosi con consiglieri e interlocutori esterni all’amministrazione.
A far salire la tensione è stato lo stesso presidente Usa, che ha sostenuto che Teheran avrebbe chiesto un cessate il fuoco. Una versione subito respinta dall’Iran, che continua a negare qualsiasi negoziato diretto con Washington.
Dietro le parole di Trump potrebbe esserci però un’apertura indiretta: il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un colloquio con il presidente del Consiglio europeo António Costa, ha dichiarato che l’Iran è pronto a fermare il conflitto, ma solo a precise condizioni — stop agli attacchi americani e garanzie per evitare una nuova escalation.
Intanto, sul fronte diplomatico, Cina e Pakistan hanno già avanzato una proposta di pace sulla stessa linea.
Il clima resta però incandescente. Trump alterna aperture e minacce, arrivando a dichiarare che gli Stati Uniti continueranno a colpire l’Iran duramente fino a ottenere risultati. Parole che Teheran ha bollato come “false e infondate”.
Sul campo, lo scenario resta complesso: secondo molti analisti, non è il presidente iraniano a dettare realmente la linea, ma componenti più radicali del sistema di potere.
Mentre Israele e i Paesi del Golfo, Arabia Saudita in testa, spingono per proseguire l’offensiva, alla Casa Bianca si valutano possibili vie d’uscita. Trump continua a ripetere che la guerra potrebbe finire presto, senza però escludere un’escalation, compresa un’operazione di terra.
Il prossimo passaggio chiave sarà il discorso alla nazione annunciato dal presidente americano: un intervento che potrebbe chiarire se la strada è quella della de-escalation o di un ulteriore irrigidimento del conflitto.

