Dopo tredici anni trascorsi a Verona hanno scelto di lasciare la sicurezza lavorativa per tornare al loro paese d'origine, in provincia di Cosenza, a contatto con la natura. Ora vivono insieme ai tre figli con mille euro al mese anche grazie ai prodotti dell’orto: «Meglio la semplicità che il caos cittadino in cui si è soli»
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In un mondo che corre sempre più veloce, c’è chi decide di fermarsi, voltarsi indietro e riscoprire le proprie radici. È questa la potente storia raccontata dallo youtuber e documentarista Natalino Stasi nel suo video intitolato "La famiglia che vive in campagna: 'Abbiamo mollato tutto per vivere così'". Il documentario segue il percorso di Giuseppe, sua moglie Filomena e i loro tre figli, che dopo tredici anni trascorsi a Verona hanno scelto di lasciare la sicurezza del Nord per tornare al loro paese d'origine, in Calabria.
Il richiamo delle radici e il peso della città
Giuseppe, 39 anni, si era trasferito a Verona in cerca di fortuna e stabilità economica appena saputo che la moglie era in attesa del primo figlio. Nonostante avesse raggiunto una posizione lavorativa importante e una sicurezza materiale, il senso di alienazione era diventato insostenibile. Per Giuseppe la vita urbana porta a incastrarsi in un ciclo frenetico dove si vive solo per lavorare.
La decisione di cambiare vita è arrivata quasi all'improvviso, durante una vacanza natalizia nel paese d'origine in provincia di Cosenza: una scelta maturata in una notte, mossa dal desiderio di restituire ai propri figli la libertà e il contatto con la natura che lui stesso aveva vissuto da bambino.
Un’infanzia ritrovata: tra animali e libertà
Uno dei punti centrali del documentario di Stasi è l'impatto di questa scelta sui figli di Giuseppe. Tommaso, 8 anni, è il simbolo di questo cambiamento. A Verona passava ore davanti ai videogiochi e alla TV perché non poteva uscire da solo; oggi vive in simbiosi con la natura, accudisce il suo cavallo, le galline e i cani, e sogna di seguire le orme del nonno nella vita rurale.
Anche le sorelle, Lucrezia e Maria Teresa, hanno trovato una nuova dimensione. Lucrezia, 13 anni, racconta con entusiasmo di come la sua vita sociale sia migliorata: va a scuola a piedi, è circondata da tanti amici, e si sente libera dagli "schemi" cittadini.
L’economia della felicità
Il video affronta anche l'aspetto pragmatico della vita rurale. Giuseppe spiega come, paradossalmente, la vita in campagna sia più sostenibile: con mille euro al mese la famiglia riesce a vivere dignitosamente, mentre in città risulta difficile se non impossibile. L'autoproduzione alimentare gioca un ruolo chiave: l'orto di famiglia fornisce broccoli, verze e finocchi, riducendo drasticamente la dipendenza dai supermercati e garantendo prodotti freschi e genuini. Filomena, la moglie di Giuseppe, tocca un punto profondo: il senso di solitudine provato in città. Nonostante la densità di popolazione, a Verona si sentiva isolata. Al paese, invece, la vita è diventata un'esperienza comunitaria, una "grande famiglia" dove la convivialità e il supporto costante dei nonni rendono la gestione quotidiana molto più serena.
Un messaggio di speranza
Attraverso lo sguardo attento di Natalino Stasi, il video non dipinge una realtà idealizzata e priva di fatiche — Giuseppe racconta apertamente di essersi rimboccato le maniche con lavori umili pur di garantire la stabilità iniziale — ma lancia un messaggio chiaro, sottolineato dallo stesso Natalino Stasi: la felicità non è un luogo perfetto, ma sentirsi nel posto giusto e vivere in un modo che somiglia a ciò che siamo davvero. Questa storia ricorda che, a volte, per andare avanti è necessario fare un passo indietro verso la semplicità, i rapporti veri e il ritmo lento della natura.





