Si è consolidata una "verità" nel pensiero politico popolare per cui la sinistra sia "europeista" e la destra "nazionalista". È una verità del politically correct che merita di essere rivista e ridefinita.

Esiste per certo una destra nazionalista, che cioè vede nell'Europa una inaccetabile perdita di sovranità e una ugualmente inaccettabile perdita di valori e identità, ma essa è molto minoritaria; la maggjor parte degli elettori della "destra laica e liberale" è contro "questa Europa", costruita dai "progressisti" europei, che ne hanno la guida da oltre 20 anni, ma non contro un'Europa concreta che rispetti le identità nazionali, abbandoni miti, come l'ambientalismo irrealistico, e metta in comune le forze che singolarmente non consentono più di confrontarsi con le due grandi potenze che dominano l'economia e la politica mondiale: USA e Cina.

De Gaulle, un concreto nazionalista francese, che ha dotato il suo Paese di energia nucleare e bomba atomica, era contrario all'Unione europea, considerando impossibile superare le identità nazionali, ma non era contrario ad una "Europa delle Patrie" che mettesse in comune e coordinasse forze ed esigenze strategiche là dove le nazioni singole non possono fornire soluzioni soddisfacenti.

Questa è l'unica Europa possibile e, certamente, non può comprendere 27 Stati, tutti posti sullo stesso piano per capacità decisionale.

Questa è lunica Europa possibile, compatibile con i partiti liberali che fanno della concretezza pragmatica una premessa di ogni scelta politica.

L'Europa progressista ha unito 27 nazioni indipendenti in Istituzioni capaci di accordarsi solo su misure inutili o dannose, come le sanzioni alle industrie che bruciano idrocarburi, senza avviare un piano di energia nucleare, o che impone l'auto elettrica con batterie costruite in Cina! Sarà anche "progressista" ma... solo verso il declino. È il fallimento di questa Europa della mancata crescita e dell'impotenza davanti alle turbolenze dei nuovi assetti del potere mondiale, che ha alimentato le spinte nazionaliste.

Un'Europa che mette in comune il mercato, ma non le industrie, che ha adottato una moneta comune, ma non una politica fiscale e debito pubblico comune, esprime solo una Unione ipocrita che scambia le etichette per realtà.

L'unica Europa che la nostra Storia divisiva rende possibile è quella di una federazione tra Stati indipendenti che mettano insieme quello che è necessario per non essere definitivamente dipendenti da tecnologia americana ( o cinese), dal gas e petrolio Russo o del Golfo e capace di esprimere una propria deterrenza militare.

Questo perbenismo progressista ha scelto la mancanza di sostanza nei contenuti per render possibile alleanze tra diversi nei valori base, e ben dimostra lo smarrimento della nostra sinistra (in altri termini anche di quella europea) e può solo continuare a farsi e fare danno. Bisogna che anche la sinistra torni a ragionare dei problemi del Paese e non del Partito e pensi a soluzioni concrete non a misure da stregoni trascendentali.

Se non lo farà il populismo prevarra' e con lui arriveranno gli stregoni concreti. Conte già si prepara. Nel suo libro, pubblicato questa settimana, racconta di un suo strano incontro con Padre Pio. Un predestinato? Anche Mussolini veniva dai Progressisti e non era nemmeno un predestinato.