A Roma i familiari delle vittime e le istituzioni ricordano la strage nazista, tra dolore e monito civile
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Non è soltanto una commemorazione. È un atto di responsabilità collettiva, un momento in cui il passato irrompe nel presente per chiedere consapevolezza. Nell’82° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, la città di Roma si raccoglie nel ricordo di una delle pagine più tragiche della storia italiana.
Il 24 marzo 1944, in risposta all’attentato partigiano di via Rasella, le truppe naziste guidate dal colonnello Herbert Kappler, con la collaborazione del capitano Erich Priebke e il supporto delle autorità fasciste, uccisero 335 persone tra civili, prigionieri politici ed ebrei. Una rappresaglia brutale, organizzata con metodo e freddezza, che resta simbolo della violenza dell’occupazione e del collaborazionismo.
Oggi, davanti al sacrario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona d’alloro, accompagnato dalle istituzioni e dai vertici delle forze armate. Ma al centro della cerimonia non ci sono solo le autorità: ci sono soprattutto i familiari delle vittime.
La loro presenza non è formale, né puramente commemorativa. È il segno più concreto di una memoria che non si spegne. Volti, storie, legami che attraversano il tempo e rendono evidente come quella ferita non appartenga solo al passato, ma continui a vivere nel presente.
Sono loro a trasformare la memoria in coscienza. A ricordare che quei 335 nomi non sono numeri, ma vite spezzate, famiglie distrutte, destini interrotti. E che il ricordo non è un gesto rituale, bensì un impegno civile.
In un tempo in cui il rischio dell’indifferenza è sempre presente, la memoria delle Fosse Ardeatine diventa un richiamo alla responsabilità. Non solo verso la storia, ma verso il presente. Ricordare significa comprendere le conseguenze dell’odio, dell’autoritarismo e della complicità.
Perché se la violenza nazista fu l’esecutrice materiale della strage, il contributo del regime fascista fu determinante. È una verità storica che impone una riflessione profonda: senza responsabilità condivisa, non esiste memoria autentica.
Le Fosse Ardeatine restano così un necessario monito. Un luogo in cui il dolore si trasforma in consapevolezza e la memoria diventa strumento per costruire una coscienza civica più forte, più attenta, più vigile.
E finché ci saranno familiari a testimoniare, quel ricordo non sarà mai solo passato. Sarà presente e vivo, capace di parlare alle nuove generazioni e di indicare, ancora oggi, la strada della democrazia e della dignità umana.

