Analizzare questi fenomeni significa interrogarsi sul modo in cui una società organizza il potere, il valore del corpo e i rapporti tra le persone, evitando sia il voyeurismo sia il moralismo superficiale che spesso dominano il discorso pubblico
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L’affare Epstein sembra essere un argomento sul quale si possono dire molte cose e, in effetti, sui media se ne parla molto. Come accade quasi sempre il “dovere dell’informazione” può indurre qualche cronista in cerca di “colore” - in questo caso nero o comunque decisamente grigio e squallido - ad esagerare con i dettagli che suscitano “pruderie” o curiosità morbose. Ma tant’è. Questo è un prezzo da pagare doverosamente alla libertà di stampa.
Personalmente temo invece di non avere molto da dire, perché ho sempre diffidato delle opinioni politiche espresse a partire da uno scandalo a sfondo sessuale. La storia politica dei paesi occidentali è piena di questi scandali, dal caso Montesi del 1953 in Italia allo scandalo Keeler - Profumo del 1963 in Inghilterra fino a quelli del “bunga bunga” e delle ninfette minorenni della corte di Berlusconi, di nuovo in Italia ed in tempi più recenti.
Dico questo non per relativizzare o minimizzare, ma perché non vorrei fare il facile gioco di bollare la corruzione, che di volta in volta ci si presenta davanti agli occhi, come propria della “natura” dell’avversario di turno. Non tutti hanno sempre praticato questo facile gioco.
Lo praticarono i comunisti e le sinistre italiane del 1953 sul caso Montesi ma non i laburisti inglesi dieci anni dopo. John Profumo, ministro del governo conservatore di Sir Alec Douglas Home, nel 1963 fu costretto alle dimissioni e mandato ai lavori sociali, ma l’opposizione laburista non fece dello scandalo un argomento di scontro politico con il governo.
In questo genere di moralismo noi Italiani siamo invece molto più bravi. All’epoca dello scandalo berlusconiano, infatti, la nostra opposizione di “sinistra” invocò l’intervento di vari prelati perché l’immoralità del “parvenu” di Arcore fosse bacchettata sulle mani. Tra questi due esempi quello inglese sembra il più…esemplare, no? Sì, ma relativamente.
Quattro anni dopo in Inghilterra lo stesso moralismo venne infatti usato sia dai conservatori che dai laburisti contro altri avversari. Quando nel 1967 esplose lo scandalo del festino a sfondo sessuale nella villa di uno dei Rolling Stones, che coinvolse i Rolling Stones appunto ed una parte della “aristocrazia hippie” inglese dell’epoca, i benpensanti della vecchia sinistra inglese adesso al governo e quelli conservatori dissero all’unisono che il festino dei Rolling Stones era la stessa cosa dello scandalo Keeler-Profumo, solo che in una generazione più giovane ed in una classe sociale inferiore. Profumo apparteneva infatti all’alta borghesia, i Rolling Stones erano cinque giovani del ceto medio diventati ricchi con la musica rock.
La differenza invece c’era ed evidente. La sessualità dello scandalo Profumo era quella borghese, intimamente corrotta perché condizionata e snaturata dai rapporti di potere e di denaro che intercorrevano tra coloro che ne erano coinvolti. La sessualità del festino dei Rolling Stones era quella dei giovani della nuova generazione, pulita perché libera e paritaria, ma soprattutto assolutamente priva di ogni implicazione legata al denaro ed al potere, in qualsiasi senso inteso.
La sessualità del caso Epstein oggi è invece davvero sporca, perché espressione della sottomissione, in primo luogo mentale, al culto borghese e capitalista del possesso, che umilia gli esseri umani e li mette in relazione, uomini, donne e perfino minorenni, con i loro corpi e la loro sessualità, come merce di scambio in questa cinica logica di denaro e potere, “trappole mortali”, come cantavano i Rokes tanti anni fa, proprio ai tempi del festino dei Rolling Stones, anche per chi ne beneficia nell’immediato.
La “religione” della proprietà privata, del libero mercato e del libero sfruttamento globalizzato è dunque qualcosa che impoverisce tutti, sfruttati e sfruttatori. È in questo alveo che i disturbi sessuali dei singoli protagonisti del caso Epstein vanno considerati, ma senza attardarsi troppo, perché essi sono, nel loro insieme, figli del “normale” funzionamento del sistema. E la ovvia condanna di questo squallido mercimonio sessuale è moralista e di corto respiro se non è anche, al tempo stesso, ripudio del sistema di potere che lo ha partorito.


