La data da segnare sul calendario è mercoledì 11 marzo. In quell’occasione la premier Giorgia Meloni si presenterà in Parlamento per spiegare ai rappresentanti del popolo la posizione di politica estera del Governo dopo l’attacco di Usa e Israele in Iran e la reazione di questa verso i paesi limitrofi della regione e soprattutto verso Cipro, che significa Europa.

L’intervento arriva dopo una settimana di polemiche, partite soprattuto martedì scorso quando si è tenuta la prima comunicazione del Governo sui fatti iraniani. Settimana scorsa in aula si sono presentati solo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e quello della Difesa, Guido Crosetto. La premier, invece, ha scelto di farsi intervistare di buon mattino da una radio per spiegare tutto o nulla. Il problema è che i nodi politici del Governo stanno arrivando al pettine, in particolare per la Meloni. Affascinata dalla politica Trumpiana e scettica verso l’Europa adesso è chiamata a scegliere definitivamente da che parte stare. Il cerchiobottismo sul piano internazionale non può continuare perché è evidente che  l’Unione Europea non è in cima ai pensieri di Donald Trump e che gli interessi italiani sono più in Europa che altrove.

La Meloni finora ha fatto melina. In radio ha detto che l’Italia non è in guerra e non si farà trascinare. Più facile a dirsi che a farsi. Ancora sul delicato tema dell’uso delle basi Nato italiane ha detto che ancora non è stato chiesto. Cerchiobottismo, appunto.

Peggio è andato il dibattito parlamentare di martedì scorso. Tajani in aula è stato massacrato dalle opposizioni. Del resto è difficilmente giustificabile il fatto che uno dei maggiori alleati non avverta di un imminente attacco. Così il ministro della Difesa si è lasciato sorprendere dai bombardamenti a Dubai senza riuscire a spiegare cosa ci facesse lì. Il Ministro ha cambiato tre versioni: in vacanza con la famiglia, in missione per incontri istituzionali, volato per andare a mettere al sicuro i familiari. Quale che sia il vero motivo, il dato come ha sottolineato il senatore Matteo Renzi, è che abbiamo un problema con l’apparato di intelligence che non dialoga con quello della Difesa.

La guerra, insomma, ha messo a nudo le debolezze politiche del Governo che ha dovuto ammettere che l’attacco all’Iran viola il diritto internazionale. Ma la Lega si è defilata da questo caos e sottovoce continua a ribadire che l’attacco Usa è giusto. Insomma la linea in materia di politica estera continua a non essere chiara. Gli eventi costringeranno il Governo a chiarirla. La Meloni chiama Macron (o viceversa), le opposizioni elogiano la netta presa di posizione del socialista spagnolo Sanchez, il prezzo della benzina schizza alle stelle ma i soldi servono per la Difesa.

E’ il punto più critico da quando la Meloni è alla guida del Paese. Sullo sfondo c’è la “battaglia” del referendum, politicamente piegata ad un sondaggio sul Governo. La Meloni rischia e ne è consapevole. Per questo la seduta parlamentare di mercoledì scorso ha una importanza politica capitale.