La premier Meloni difende la squadra nonostante le difficoltà, ma la coalizione si indebolisce. Dall’altra parte, l’opposizione appare incapace di sfruttare il momento favorevole
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Quattro anni di governo. Certamente saranno cinque. La Meloni raggiungerà e supererà il record del governo più longevo. Al Parlamento è stata chiara: nonostante la batosta del referendum, lei non tocca nulla della sua squadra di governo. Poca importa di ministri e sottosegretari indagati o coinvolti nel pasticcio di storie di corna con annessi ricatti e minacce. Nessuno si tocca. Del resto, dopo aver tenuto per 4 anni la ministra Santanchè al suo posto, cosa vuoi toccare?
Ma per il centrodestra ora il passaggio si fa delicato, forse decisivo. I sondaggi più recenti raccontano di una crisi di consenso di Fratelli d’Italia, sempre più coinvolti in indagini e arresti; Forza Italia sembra implodere; la Lega sta scivolando verso il 5% con un leader che gira a vuoto e non sa cosa fare se non mettere in crisi la Meloni.
Secondo i sondaggi di ieri, la coalizione resta competitiva, ma mostra segni evidenti di logoramento, con spostamenti interni e una crescente volatilità dell’elettorato.
FdI pur mantenendo la leadership, registra una flessione importante rispetto ai picchi del 2022-2023. Gli altri partiti della coalizione accentuando differenze identitarie e programmatiche, creano confusione e irritano gli elettori. È un equilibrio che regge sempre meno e che ora rischia di pagare il prezzo di una crisi economica che si annuncia devastante a causa di una guerra dagli esiti imprevedibili e drammatici per tutto il Medioriente.
Dopo una lunga fase di compattezza apparente (le divisioni interne ci sono sempre state), emergono distinguo sempre più netti. La coalizione di governo è sempre più divisa su dossier sensibili: economia, riforme istituzionali, politica estera su tutti. Il paese avrebbe bisogno di una scossa, di un governo forte, compatto e determinato per questo ultimo anno di governo, e invece crescono sempre di più i segnali che indicano come la tenuta della coalizione non possa più essere data per scontata.
Si prova anche a ignorare il consenso in calo nelle aree produttive del Nord e nelle fasce sociali più esposte all’inflazione e al rallentamento economico. Il Nord non cresce più, il Sud vede avanzare povertà e paura, mentre lo spopolamento aumenta vertiginosamente nella indifferenza generale. Tutto questo per il centro destra rappresenta un forte campanello d’allarme
Saprà la Meloni rilanciare l’azione del governo con risposte forti su crescita, lavoro e potere d’acquisto? Saprà la presidente del Consiglio gestire gli equilibri interni prima che si trasformino in conflitto aperto? La gravissima crisi internazionale non consentirà elezioni anticipate, nel caso l’alleanza dovesse scoppiare. Ma il governo potrebbe cadere, scivolare rovinosamente a causa delle sue insanabili contraddizioni interne.
Dopo quattro anni pesa l’usura del potere, cresce la delusione dell’elettorato con aspettative spesso disattese e aumenta il malessere sociale. Vale per qualsiasi governo dopo 4 anni, e il centrodestra di oggi non fa eccezione. Anzi, paga il prezzo di aver concentrato su di sé, fin dall’inizio, una forte domanda di cambiamento. Ad oggi disattesa.
La coalizione mantiene ancora una base elettorale ampia, ma si avverte una notevole crisi legata ad una situazione politica confusa e a una crisi economica e sociale crescente.
E il centrosinistra? Saprà cogliere questo momento di debolezza della maggioranza di governo? I primi segnali non lasciano ben sperare. La capacità di lacerarsi sul nulla è quella di sempre. Come con Prodi, Renzi, Bersani e tutti gli altri, la sinistra di governo riesce a vincere le elezioni, ma poi si schianta sulle effettive capacità di governare e di tenere insieme le litigiosissime anime della coalizione. Il giorno dopo il referendum, hanno subito cominciato a dividersi sulle primarie per la scelta del candidato presidente del consiglio, mettendo in moto una perfetta macchina suicida, già sperimentata in passato con …successo!
Conte non vede l’ora, la Schlein non molla, un federatore non si trova: avanti così, il centrosinistra rischia di andare a sbattere.

