Confronto aperto su meriti e conti tra maggioranza e opposizione: il centrodestra rivendica risultati, sindacati e opposizioni incalzano su servizi e responsabilità. La Cgil: «Senza rientro dal debito non serve a nulla»
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La decisione del Consiglio dei ministri che pone fine al commissariamento della sanità in Calabria chiude una fase durata quasi due decenni e riapre immediatamente il confronto politico. Se da un lato la maggioranza parla di svolta storica, dall’altro sindacati e opposizioni invitano a non confondere la fine del commissariamento con la soluzione dei problemi strutturali.
La Cgil Calabria accoglie senza rimpianti la fine di un modello ritenuto fallimentare: «L’attività di commissariamento, in 17 anni, non ha portato alcuna risposta». Ma il giudizio resta severo anche sul presente: liste d’attesa, mobilità sanitaria e ricorso al privato continuano a gravare sui cittadini.
Il nodo irrisolto dei conti e dei servizi
Il sindacato sposta subito il baricentro sul futuro, chiedendo garanzie concrete: «A nulla serve l’uscita dal Commissariamento senza un effettivo rientro dal debito». Sul tavolo resta un disavanzo certificato e soprattutto una rete sanitaria da ricostruire, tra ospedali da rilanciare e territorio ancora fragile.
La scadenza del Pnrr, inoltre, rischia di trasformarsi in un’occasione mancata. Senza Case della Comunità e servizi di prossimità, la normalizzazione rischia di restare solo formale.
L’opposizione: fine degli alibi e responsabilità politiche
Dalle file dell’opposizione arriva una linea altrettanto netta: nessun trionfalismo. Elisabetta Barbuto avverte che non è un «liberi tutti» e ricorda come il Piano di rientro resti pienamente operativo, con tutti i vincoli del caso.
Il passaggio chiave, però, è politico: «Non ci saranno più scudi burocratici». Con la gestione che torna integralmente alla Regione, la responsabilità diventa diretta. La prova non sarà nei decreti ma «nelle corsie degli ospedali», tra liste d’attesa e viaggi della speranza.
Sulla stessa linea Ferdinando Laghi, che parla di un passaggio importante ma incompleto: senza risorse e senza margini di investimento, l’uscita dal commissariamento rischia di «rimanere fine a se stessa».
La maggioranza: svolta storica e fiducia nel percorso
Di segno opposto la lettura del centrodestra, che rivendica il risultato come un traguardo politico e amministrativo. Noi Moderati parlano di «risultato storico» e attribuiscono il merito alla guida del presidente Roberto Occhiuto, sottolineando investimenti, riorganizzazione e controllo della spesa.
Anche il vicepresidente Filippo Mancuso insiste sul cambio di fase: «Si apre una nuova stagione di responsabilità istituzionale», fondata sui risultati raggiunti nella governance e nella gestione finanziaria.
L’assessore Antonio Montuoro rafforza la linea, parlando di promessa mantenuta e di una Calabria che «può guardare al futuro con rinnovata fiducia».
Tra sostegno esterno e vigilanza interna
Accanto alla maggioranza si collocano anche posizioni di sostegno provenienti dal mondo associativo. L’ACOP riconosce i progressi e parla di «traguardo importante», offrendo collaborazione per consolidare i risultati.
Ma anche in questo campo emerge una cautela di fondo: la nuova fase sarà «altrettanto impegnativa» e richiederà interventi sulle criticità ancora aperte.
Una partita ancora tutta da giocare
Il quadro che emerge è quello di una frattura netta. Da una parte chi celebra la fine di un commissariamento vissuto come un vincolo, dall’altra chi teme che il cambio di cornice non incida sulla sostanza.
Il punto di convergenza, però, è uno solo: la vera verifica non sarà politica ma concreta. Riduzione delle attese, servizi territoriali, qualità dell’assistenza. È su questi indicatori che si misurerà la nuova stagione della sanità calabrese.



