L’opposizione annuncia battaglia ed evita il referendum abrogativo perché le norme in Calabria sono contraddittorie e ci sarebbe anche il rischio di non raggiungere il quorum necessario. Bruno: «È solo l’antipasto, i nuovi assessori costeranno due milioni»
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Non finisce mica qui. Dopo aver abbandonato l’aula del consiglio regionale, l’opposizione non si ferma nel contrasto alla legge attuativa dei due nuovi Sottosegretari. Per questo ha riunito, nonostante il periodo pre festivo, la stampa in un noto hotel lametino per illustrare le sue prossime mosse.
«Loro moltiplicano le poltrone, noi moltiplicheremo gli spazi di partecipazione democratica», sintetizza efficacemente il capogruppo regionale del Pd Ernesto Alecci. Il problema, fa rivelare, che gli spazi di partecipazione sono regolamentati male in Calabria. Così le norme per l’indizione di un referendum popolare abrogativo di una legge elettorale sono contraddittorie. Da un lato c’è la legge regionale n° 13 del 1983 che prevede all'articolo 16 la raccolta di almeno un ventesimo degli iscritti alle liste elettorali o due consigli provinciali oppure due consigli comunali che rappresentano almeno un decimo della popolazione calabrese.
Dall’altro lato c’è il nuovo statuto regionale che dà altre regole ovvero il 4% degli iscritti nelle liste elettorali oppure due o più consigli provinciali o dieci consigli comunali che rappresentino almeno centomila elettori. Insomma una norma sembra contraddire l’altra e l’effetto è quello di un corto circuito normativo. Infine sul referendum pesa un’incognita pesantissima ovvero la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto. In una regione dove per il rinnovo del consiglio regionale negli ultimi anni si viaggia intorno al 46% dell’affluenza non è scoglio di poco conto. Da ultimo ma non per ultimo ci sono i costi per mettere in piedi la consultazione referendaria che sarebbero nettamente superiori a quelli previsti per i nuovi sottosegretari. Di fronte a questa situazione l’opposizione ha deciso di fare due cose. La prima presentare una proposta di legge che renda chiaro come indire un referendum abrogativo.
La seconda quella di contribuire, con le tante associazioni che si stanno muovendo in questi giorni, una legge di iniziativa popolare con un unico articolo ovvero l’abrogazione della legge attuativa dei sottosegretari. Una soluzione che sarebbe più veloce, meno costosa e politicamente più incisiva
Insomma l’opposizione è agguerrita e dal tavolo dice che mai come questa volta è testardamente unitaria per parafrasare la Schlein è pronta a costruire un’alternativa a Roberto Occhiuto. Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, dà lettura del lancio Ansa che racconta come Occhiuto in conferenza Stato/Regioni abbia votato sì alle pre-intese dell’autonomia differenziata. Poi dice che i sottosegretari sono solo l’antipasto perché presto arriverà in aula anche la legge attuativa sull’allargamento della giunta. Bruno prevede che i sue nuovi assessori costeranno altri due milioni di euro l’anno ai calabresi.
All’incontro è intervenuta anche la capogruppo del M5s, Elisa Scutellà, che parla di avviso di sfratto per Occhiuto «almeno per il tempo che resta di questa legislatura perché poi dobbiamo vedere se come fatto pochi mesi deciderà di anteporre i propri interessi a quelli dei calabresi e magari ci costringerà ad un nuovo voto anticipato».
Di discrasia nella compagine del centrodestra parla anche Giuseppe Ranuccio (Pd) che sottolinea l’abolizione dell’Agenzia per l’energia voluta poco meno di un anno fa da questa stessa maggioranza. Poi sottolinea come il primo atto di questa maggioranza sia stata la modifica dello Statuto, poi l’assegnazione di otto milioni di euro a società esterne per reclutare medici da ogni parte del mondo ed infine i sottosegretari. «E siamo solo a sei mesi dall’inizio della legislatura, intanto Occhiuto vota sì all’autonomia differenziata con la quale i medici scapperanno dalla Calabria per andare nelle regioni del Nord a stipendi più alti».
Alla conferenza stampa, trasformatasi a tratti in un incontro politico con i cittadini, c’era anche il capogruppo di Democratici e progressisti Francesco De Cicco che ha sottolineato quanto sia lontano da lui questo modo di fare politica. «Per me vengono prima le persone, a quelle dobbiamo pensare». Concetto condiviso anche da Filomena Greco di Casa Riformista. Anche lei sottolinea le contraddizioni politiche di questo centrodestra e dice che le opposizioni sono più battagliere e unite che mai.




