Altra giornata di scontri al calor bianco sulla riforma della Giustizia, con la Corte di Cassazione – e il suo presidente, il calabrese Pasquale D’Ascola – al centro di un attacco frontale da parte del centrodestra e il presidente Mattarella costretto a scendere in campo per sgombrare il campo dai dubbi e incanalare il dibattito su binari più consoni.

«Bisogna rispettare la Cassazione e le sue decisioni». Così il presidente della Repubblica, nonché presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, è intervenuto ieri per far abbassare i toni in una giornata tesissima sul fronte Giustizia. Il capo dello Stato ha prima parlato con la premier Giorgia Meloni e poco dopo ha firmato il decreto dell'esecutivo - contestatissimo dalle opposizioni - sottolineando come il provvedimento rappresenti la soluzione "giuridicamente migliore" proprio perché presa «alla luce dell'ordinanza di ieri della Cassazione».

La materia è delicatissima e il Quirinale si muove in punta di diritto, ma l'uscita rivela quanto alta sia la fibrillazione dietro alle quinte sul tema referendum. In maggioranza la decisione della Corte suprema è stata accolta con grandissima preoccupazione e pare evidente che il vero timore sia stato la possibilità di allungare i tempi di una campagna elettorale sempre più velenosa e che vede il fronte del No recuperare a grandi falcate. Nel mirino sono finiti i giudici della Corte Corte prontamente catalogati come «toghe rosse». Ci è andato giù duro Galeazzo Bignami, che non è un semplice deputato ma il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera: «Vai a vedere e scopri che un giudice, non voglio fare il nome di Donatella Ferranti, era un deputato del Pd, un altro giudice tra qualche giorno andrà a un bel convegno per il No, un altro giudice ancora ha scritto qualche tempo fa che bisogna essere contro il sorteggio». Insomma, la sentenza non è proprio piaciuta al partito della premier.

D’Ascola: «Illazioni intollerabili»

Al punto che anche il Primo Presidente della Corte di Cassazione, il calabrese Pasquale D’Ascola è sceso in campo con una nota durissima per difendere l’operato dei giudici. Lo fatto sottolineando che «le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici» ma, «per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale. Ciò è ancora più grave nei confronti del collegio dell'Ufficio centrale per il referendum, la cui composizione è predeterminata direttamente ed esclusivamente dalla legge», sottolineando quindi l’assenza di margini per condizionamenti o valutazioni di opportunità politica.

Parole che si inseriscono in un clima già fortemente teso, segnato dal confronto tra politica e magistratura sul tema delle riforme della giustizia e sul ruolo delle toghe. In questo contesto, la presa di posizione di D’Ascola appare come un tentativo di riaffermare il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della funzione giurisdizionale, richiamando al rispetto istituzionale anche nei momenti di maggiore conflittualità.

Pasquale D’Ascola, chi è il primo presidente della Cassazione

Nato a Reggio Calabria il 1º aprile 1958, è un magistrato e giurista italiano di grande esperienza, nominato Primo Presidente della Corte di Cassazione a partire dal 9 settembre 2025, succedendo a Margherita Cassano. La nomina è avvenuta il 4 settembre 2025 con il voto del plenum del Csm (14 favorevoli, con un margine stretto sul concorrente Stefano Mogini), presieduto dal Presidente della Repubblica. Dopo gli studi a Reggio si laurea in Giurisprudenza all'Università di Messina. Entra in magistratura nel 1981 (a soli 23 anni).

Inizia la carriera come pretore a Verona (fino al 1992 circa). Diventa poi giudice presso il Tribunale di Verona (dal 1992 al 2001 circa), città in cui ha trascorso una parte importante della sua vita professionale e dove è considerato "veronese d'adozione".

Nel 2001 viene chiamato alla Corte di Cassazione, dove presta servizio inizialmente presso l'Ufficio del Massimario e del Ruolo (fino al 2007).

Prosegue la carriera in Cassazione come consigliere nella Seconda Sezione Civile. Nel 2018 viene nominato Presidente di sezione.

Dal gennaio 2020 assume la presidenza titolare della Seconda Sezione Civile.

Da ottobre 2023 ricopre l'incarico di Presidente aggiunto della Corte di Cassazione, con funzioni di coordinamento delle sezioni civili e delle Sezioni Unite.

È magistrato di VII valutazione di professionalità, il massimo livello.

D'Ascola è noto per il suo lungo esercizio delle funzioni di legittimità (oltre vent'anni in Cassazione), per la profonda conoscenza del diritto civile e per un approccio dialogante con l'avvocatura e l'accademia. Ha partecipato attivamente a convegni, dibattiti scientifici e iniziative come gli "Osservatori sulla giustizia civile", portando la voce della giurisprudenza di legittimità. È stato descritto come un profilo di eccellenza sia per anzianità che per qualità direttive. Alcune correnti della magistratura (in particolare AreaDG e Unicost) ne hanno sostenuto convintamente la nomina, sottolineando la sua prevalenza oggettiva nei parametri di valutazione per l'incarico apicale.