Alle 23 hanno votato quasi il 46% degli aventi diritto. La Calabria penultima in Italia per partecipazione con poco più del 36%. Indice della politicizzazione di un voto il cui peso politico va oltre il destino futuro dei magistrati e diventa un vero stress test per il Governo
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MILANO - Preparazione dei seggi per le Votazioni del Referendum Popolare sulla Giustizia
L’affluenza che non ti aspetti. Il referendum sulla giustizia, contrariamente alle previsioni, registra una grande partecipazione fra gli italiani. Una corsa al seggio che mette in dubbio i pronostici degli istituti di sondaggio. Prima del voto diversi sondaggisti dicevano che la bassa affluenza avrebbe premiato i fautori del No, più determinati a scongiurare il varo della riforma. Viceversa un’affluenza alta avrebbe garantito esattamente il contrario. Il problema è che questi pronostici si inquadravano in un contesto di affluenza generalmente bassa, non ai livelli delle 23 di ieri.
L’analisi regione per regione, poi, rende ancora più incerto il risultato visto che i posti dove si è votato di più sono quelli tradizionalmente a maggioranza di centrosinistra come la Toscana o l’Emilia Romagna. Insomma gli italiani hanno sovvertito i pronostici della vigilia e siccome è difficile pensare che siano tutti così in ansia per le sorti future dei magistrati è lecito pensare che la spinta al voto sia dovuta principalmente alla politicizzazione di questo referendum che più che sulla giustizia con il passare delle settimane si è trasformato in una consultazione pro o contro il Governo Meloni.
La premier fino all’ultimo ha ribadito che si votava sulla giustizia e non sul Governo, lasciando intendere che anche in caso di vittoria del No, nulla sarebbe accaduto a livello politico. Su questo ha concordato anche Elly Schlein che pure sul referendum ha fatto una sorta di all in politico (più interno in realtà che contro gli avversari). La segretaria nazionale del Pd ha detto che intende battere la Meloni fra un anno, alle Politiche che sono le elezioni adatte allo scopo. Nonostante queste dichiarazioni, però, è evidente come il voto di ieri e oggi avrà un suo peso politico.
Affluenza, Calabria fanalino di coda
Tornando ai numeri, c’è da registrare che fanalino di coda dell’affluenza è stata proprio la Calabria, penultima in Italia dopo la Sicilia (34,4%) e prima della Sardegna (36,47). Come in ogni elezione, però, non si può non registrare come il dato sia drogato. Sono moltissimi i residenti in Calabria che di fatto studiano e lavorano fuori regione. Considerato l’avvicinarsi delle vacanze di Pasqua e i costi per tornare a casa, in moti hanno preferito disertare le urne per cause di forza maggiore. Non a caso prima del referendum c’è stata la polemica sul voto dei fuorisede. Il principio è sempre lo stesso: strano che uno che vive a Sidney può votare dall’Australia per il rinnovo del parlamento mentre un calabrese che vive a Milano non può votare alcunchè dalla Lombardia. I partiti del centrosinistra avevano chiesto di attivare una sperimentazione del voto a distanza, ma la Sottosegretaria agli Interni, la calabrese Wanda Ferro, ha detto che la volontà del Governo c’era tutta, non però i tempi tecnici. Quindi se i fuorisede volevano votare non potevano fare altro che prendere un treno o la macchina con i costi che sappiamo.
Il risultato finale è che alle 23 in Calabria ha votato il 36,25% più di un calabrese su 3, con Catanzaro che detiene il record del 38,8% mentre il dato nazionale è fissato al 45,97%. Numeri davvero record se si pensa che al referendum del 2020 sul taglio dei parlamentari l’affluenza finale (si votò il 20 e 21 settembre) è stata del 51,12%. In questo caso non è finita qui perché si vota fino alle 15 di oggi e quindi la partecipazione è destinata ad aumentare. Secondo alcune proiezioni potrebbe arrivare persino al 60
Cosa significa tutto questo? Difficile dirlo con certezza. Difficile dire chi fra i due schieramenti sia riuscito a mobilitare più persone, visto anche l’impegno di Giorgia Meloni negli ultimi giorni di campagna elettorale fra podcast e taglio del costo della benzina. Il fronte del No, però, si è mostrato molto determinato. Gli alti numeri, insomma, rendono il calcolo delle probabilità più complesso. Per non rischiare l’unica cosa certa che si può dire è che si profila un vero testa a testa fra i due schieramenti.



