“Signori, la Ferrari Luce è futuro”. E forse la cosa più divertente è che anche questa foto sembra arrivare dal futuro: io e mia figlia Ophelia appoggiati a una Ferrari Luce creata con l’intelligenza artificiale. Un’immagine quasi irreale. Talmente futuristica da sembrare sbagliata. Ed è esattamente quello che sta succedendo alla Ferrari Luce.

Perché il futuro, quando arriva la prima volta, spesso sembra finto. Sembra troppo avanti. Sembra qualcosa che il nostro cervello non è ancora pronto ad accettare.

La Ferrari Luce è una di queste auto. E infatti sta succedendo quello che succede sempre quando arriva qualcosa che rompe davvero gli schemi: la gente si divide, si arrabbia, la critica. “Non sembra una Ferrari”, “è brutta”, “sembra un’auto cinese”, “ha perso l’anima”. Più o meno il tono è questo.

Ma il design funziona così da sempre. Quando qualcosa è veramente nuovo, quasi mai piace subito.

Il nostro cervello ama le cose familiari. Vuole riconoscere subito quello che vede. Quando invece si trova davanti un oggetto che cambia le regole, va in confusione. E quella confusione la trasforma in un giudizio: “non mi piace”. In realtà spesso non è brutto. È solo troppo nuovo.

Noi non guardiamo le auto in modo neutro. Le confrontiamo con le immagini che abbiamo in testa da anni. Se dici “Ferrari”, il cervello pensa subito a certe cose: motori rumorosi, linee sensuali, aggressività, tradizione racing, design italiano classico. La Luce invece parla un’altra lingua. Ed è proprio questo che crea fastidio. È successo tantissime volte nella storia.

La Lamborghini Countach quando uscì sembrava assurda. Troppo estrema, troppo spigolosa, troppo futuristica. Oggi è una leggenda.

La Citroën DS sembrava un’astronave. La Porsche Panamera veniva odiata perché “una Porsche a quattro porte non è una vera Porsche”. La BMW i3 sembrava una macchina giocattolo arrivata dal futuro. Poi però succede sempre la stessa cosa. Il cervello si abitua. Più vede certe linee, più smette di considerarle strane. E piano piano quello che sembrava sbagliato diventa normale.

Anzi, diventa il nuovo riferimento. Ed è qui che il design cambia davvero il mondo: educando il nostro sguardo. Ma la cosa interessante è che questo meccanismo funziona anche al contrario.

Le auto che trent’anni fa sembravano futuristiche oggi a molti sembrano vecchie carcasse. Eppure sono sempre le stesse. Non sono cambiate loro: siamo cambiati noi.

Negli anni Ottanta una Ferrari Testarossa sembrava il massimo del futuro. Oggi per tanti ragazzi sembra quasi vintage. Gli interni che allora facevano impazzire oggi sembrano vecchi. Le linee che sembravano aggressive oggi a volte sembrano persino esagerate.

Perché nel frattempo il nostro cervello è stato abituato a nuovi oggetti, nuovi schermi, nuovi materiali, nuove tecnologie. Il design fa proprio questo: aggiorna continuamente la nostra idea di futuro.

Ed è per questo che gli oggetti davvero innovativi all’inizio fanno paura. Perché costringono il cervello a creare nuovi riferimenti. E forse è qui che molti stanno sbagliando a leggere la Ferrari Luce.

Perché questa non è un’auto pensata per piacere a tutti. Non nasce per convincere chi entra in concessionaria e deve scegliere tra tre modelli. Quelle auto esistono già.

La Luce è un’altra cosa. È una vettura manifesto. Serve a far vedere fino a dove Ferrari può spingersi con ricerca, tecnologia e design. Per questo progetto Ferrari ha sviluppato una piattaforma completamente nuova e ha registrato oltre 60 brevetti. Non è semplicemente “una Ferrari elettrica”. È un laboratorio su ruote. E infatti chi compra auto del genere spesso è già pronto prima del pubblico.

Esiste una nicchia di clienti che non cerca conferme. Cerca il futuro prima degli altri. Vuole possedere l’oggetto che oggi divide ma che domani potrebbe diventare riferimento.

Ma c’è un altro dettaglio interessante che quasi nessuno sta guardando. Forse la Ferrari Luce è già un successo. Non per Ferrari in Borsa magari, ma per il design. Perché oggi funziona anche così: non vendi solo un prodotto, vendi un linguaggio. E la Luce sembra proprio questo. Quasi un concept travestito da Ferrari.

Una macchina fatta per lanciare una nuova idea di auto premium elettrica. Perché diciamolo sinceramente: se togli il logo Ferrari e ci metti sopra un marchio non così esclusivo ma ultra tecnologico, o un nuovo brand elettrico di lusso, improvvisamente quell’auto sembra bellissima. Sembra coerente. Sembra futuristica. E probabilmente Jonathan Ive questo lo sapeva perfettamente.

Sapeva che quelle linee dentro il mondo Ferrari avrebbero fatto scandalo. Ma sapeva anche che proprio quelle linee potrebbero diventare il riferimento estetico che tanti altri marchi proveranno a copiare nei prossimi anni.

È così che nascono le nuove tendenze. All’inizio sembrano errori. Poi tutti iniziano a copiarle. Ed è sempre difficile capire il futuro mentre il futuro sta ancora facendo discutere.

Buona comunicazione a tutti.