Da Napoli alla Lombardia, decine di turisti che necessitano della terapia denunciano l’impossibilità di prenotare il trattamento salvavita durante le vacanze. Mancano disponibilità e personale nei centri sanitari, una situazione che compromette cure e diritto alle ferie
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«Ho una casa a mare a Falerna Marina ma non posso andarci perché non c’è un presidio sanitario dove io possa dializzare». È la denuncia di Paolo Stefanucci, emodializzato residente a Casoria, in provincia di Napoli, ma frequentatore delle coste calabresi perché proprietario di un immobile sul litorale tirrenico catanzarese.
«Andrei in vacanza al nord Italia se potessi perché lì sono sicuramente meglio organizzati. La mia casa è a Falerna ma praticamente non posso disporne» commenta con amarezza. La prossima settimana, racconta, avrebbe in programma di raggiungere il litorale catanzarese per riaprire casa a mare in vista della stagione estiva.
«Non credo verrò, nonostante paghi imu e tutte le tasse» specifica, dopo aver contattato diversi presidi territoriali e ospedalieri ma senza ottenere disponibilità. «Ho chiamato il centro dialisi dell’ospedale di Lamezia Terme. Mi hanno riferito di non potermi inserire nei turni dialisi per mancanza di personale. Anche in vista dell’estate non si prevede l’attivazione di ulteriori turni per carenza di operatori».
Nessuna disponibilità ad Amantea: «È un piccolo centro, con pochi posti e quindi non riescono ad inserirmi» sottolinea ancora Paolo. E nemmeno al presidio Mater Domini dell’azienda ospedaliera universitaria di Catanzaro. La richiesta, in questo caso, per un solo giorno della prossima settimana: «Purtroppo, ad oggi non abbiamo la possibilità di ospitare pazienti esterni presso il nostro centro. Le suggeriamo di contattare il centro di Soverato» scrivono dal reparto.
«Dovrei provare nel vibonese – aggiunge – ma guidando in auto da solo per oltre cinquanta chilometri. A conclusione del trattamento dialitico, non è consigliabile». In realtà non è il solo emodializzato alle prese con la burocrazia sanitaria calabrese. Sono molti coloro che, per trascorrere un periodo di vacanza in Calabria, sono in questi giorni alla ricerca di disponibilità e posti nei centri dialisi locali per eseguire in sicurezza la terapia salvavita.
C’è, ad esempio, chi da Cosenza ha in programma un trattamento termale sul tirreno cosentino e ha provato a contattare il centro dialisi di Paola: «Mi hanno risposto di attendere l'uscita del bando dialisi vacanze» specifica. O ancora chi dal Lazio si pensa ad agosto in punta allo Stivale, a Bova Marina. «Ho provato a contattare l'ospedale di Melito Porto Salvo e il GOM di Reggio Calabria via mail ma al momento senza riscontro».
Ancora, chi dalla Lombardia è intenzionato a muoversi sempre in direzione Reggio Calabria: «Il paziente ha già chiamato l’ospedale di Reggio Calabria che gli ha detto che da oltre 5 anni non fanno dialisi vacanza; a Scilla il primario ha risposto che per ora non possono dire niente perché non hanno la delibera; a Melito idem».
Insomma, un caos che mal si addice a chi vorrebbe solo programmare per tempo un periodo di vacanza estiva con la garanzia di ricevere cure mediche adeguate e senza troppi grattacapi. «È un problema che denunciamo da tempo» è quanto evidenzia Pasquale Scarmozzino, referente Aned.
«Si tratta di un servizio abbandonato nella più completa disorganizzazione e che pertanto non consente ai malati di trovare servizi efficienti e adatti alle loro necessità. La Calabria in alcuni ambiti continua a navigare a vista, con molto approssimazione e senza fornire assistenza certa a chi è costretto a convivere con gravi patologie. Evidentemente per i dirigenti sanitari calabresi i dializzati devono essere considerati detenuti agli arresti domiciliari».


