Dopo 48 ore di silenzio seguite al clamoroso 1-5 incassato dal Cosenza contro il Casarano nei playoff di Serie C, Antonio Buscè si è presentato in conferenza stampa per analizzare il tracollo del “San Vito-Marulla”. Il tecnico rossoblù non aveva parlato nel post gara per volontà della società, intenzionata prima a pubblicare un proprio comunicato ufficiale. 

«Sono sempre un tesserato - ha spiegato Buscè -. È arrivato il nostro segretario e la volontà della società era quella di fare prima una nota ufficiale. Sono qui dopo due giorni». Parole che non bastano a mettere una toppa al buco comunicativo e di rispetto mostrato mercoledì sera da una società che tutto ha fatto, meno metterci la faccia in un momento drammatico di cui è unica responsabile.

«Per 43 minuti il Casarano non ha tirato in porta»

L’allenatore del Cosenza ha ricostruito la partita, sottolineando come i rossoblù abbiano avuto in mano il match nel primo tempo senza però riuscire a chiuderlo. «Il Casarano - ha detto - era una squadra con un gioco molto offensivo, con giocatori importanti fatti proprio per attaccare. Ha segnato quasi 60 gol ma ne aveva subiti 56-57, quindi questo ti faceva capire che squadra andavi ad affrontare».

Poi l’analisi del crollo: «Rimane questo brutto risultato, forse anche inaspettato – ha ammesso -. Però bisogna dire che per 43 minuti il Casarano non ha tirato in porta nel primo tempo. La nostra colpa è stata non consolidare il vantaggio. Potevamo andare anche sul 3-0». Secondo Buscè, la svolta negativa è arrivata nella ripresa: «Quel secondo gol preso da quasi 30 metri ci ha spezzato le gambe. Mentalmente non c’eravamo più. Ho cercato di trasmettere tranquillità e forza nell’intervallo, ma questi ragazzi erano al collasso mentale».

Buscè ha parlato apertamente del blackout psicologico vissuto dalla squadra: «Non ricevevano più nessun messaggio e sono andati avanti senza preoccuparsi di poter incombere, passatemi il termine, in una figura di m.... E purtroppo quel risultato è arrivato». Il tecnico rossoblù non vuole però cancellare quanto fatto durante la stagione: «Questo gioco ti porta dal paradiso all’inferno in un attimo, perché ci si ricorda sempre dell’ultima partita. Però io non voglio buttare via dieci mesi di lavoro importantissimi».

«Riportare 3mila persone al Marulla è stata una vittoria»

Il trainer dei Lupi ha rivendicato il percorso del gruppo e il rapporto ricostruito con l’ambiente rossoblù. «Questa squadra - ha precisato - ha riportato più di 3mila persone al Marulla e non era facile. Con lavoro, serietà e dedizione abbiamo ricompattato una situazione difficile, con parecchi ragazzi frustrati dall’anno scorso». Impossibile non chiedergli delle difficoltà vissute durante il mercato invernale: «Abbiamo attraversato un periodo non difficile, di più, a gennaio, dove sembrava quasi la disfatta dei quattro-cinque mesi precedenti. Però questa squadra è rimasta compatta».

Ha ammesso come il Cosenza abbia perso qualcosa dopo gennaio, soprattutto sotto il profilo fisico e delle transizioni offensive. «Probabilmente sì, per i numeri ci siamo indeboliti. L’assenza di Mazzocchi è stata pesante per noi. Quando è rientrato nei vari spezzoni ha fatto rivedere il Mazzocchi che avevamo lasciato prima dell’infortunio».

Fondamentale il riferimento alle partenze dovute alle cessioni effettuate sul calciomercato, vero snodo cruciale che ha condotto poi al tracollo col Casarano di mercoledì: «Abbiamo perso la forza di Kuan - ha chiosato Buscè -. Per me il centrocampo è la parte più importante della squadra, ti deve dare filtro e forza fisica. In queste categorie serve gente che rompa il gioco avversario. In più è venuto meno un Ricciardi che in tre mesi e mezzo ha fatto numeri devastanti. Ancora oggi è il capocannoniere del Cosenza. Quando ci abbassavamo volutamente, lui e Kouan sulle transizioni positive ci davano una forza enorme».