Il 35enne sarebbe un complice di altri due presunti trafficanti già condannati in primo grado. Il sequestro risale al febbraio 2024: per gli investigatori il carico sarebbe stato destinato alla cosca Alvaro
Ospite della puntata condotta da Pier Paolo Cambareri, il referente regionale di Libera Giuseppe Borrello. Inizio alle 13.00, canale 11 del digitale terrestre
L’inchiesta della Dda di Catanzaro riapre il fronte di un’emergenza: in un triennio sono stati sequestrati 4931 telefoni nelle carceri italiane. Linee roventi per scoprire notizie sul pentimento di Michele Camillò e Antonio Cannatà
Giuseppina Costa è accusata di associazione mafiosa. Le centinaia di telefonate col compagno Francesco La Rosa in carcere, la tentata estorsione. La crisi e la denuncia per maltrattamenti (e non solo). Le raccomandazioni, inascoltate, dei genitori. Secondo il gip era uno strumento nelle mani del capo
I contatti di Antonio La Rosa con il genero, la moglie e i figli per informarsi di quanto avveniva all’esterno ed esercitare il proprio potere anche in stato di detenzione. La figura di Davide Surace e l’inserimento nel clan
Trentamila le conversazioni intercettate tra i detenuti e chi stava fuori, il procuratore di Catanzaro: «Un vulnus alla sicurezza pubblica non indifferente, le soluzioni ci sono e vanno adottate»
Le indagini riaperte dopo il ritrovamento dell’arma nell’abitazione di Franco D’Onofrio, presunto boss legato alle cosche del Vibonese. La consulenza balistica: il revolver e i proiettili compatibili con quelli che hanno causato la morte del magistrato
L’obiettivo degli indagati sarebbe stato quello di infiltrarsi tramite l’impresa nel settore degli appalti pubblici. Sequestrati beni per circa 250mila euro
L’uomo, attraverso fittizie intestazioni societarie, avrebbe favorito gli interessi della cosca Tegano-De Stefano nella provincia toscana. Sotto chiave immobili e conti correnti
La verità e le contraddizioni di Franco D’Onofrio in un interrogatorio del dicembre 2024. Il filo che lo lega all’ex latitante Pasquale Bonavota. La risposta sulla pistola compatibile con l’omicidio del giudice Caccia: «La tenevo in casa per paura che arrivassero colpi dalla Calabria»
Nell’inchiesta Factotum della Dda di Torino il ruolo del sindacalista considerato vicino alle cosche: l’impresa gestita assieme a Saverio Razionale e la caccia ai verbali del capo dei Piscopisani divenuto collaboratore di giustizia con l’aiuto di Giovanni Giamborino
L’attentato dei cirotani contro un imprenditore che non aveva pagato le somme pattuite viene deciso a Parma ma rischia di inguaiare la cosca in Calabria. E il capo non la prende bene: «Dovete avvertire prima noi»
L’indagine della Dda prova a fare luce sugli omicidi di Davide Fortuna, Michele Palumbo, Massimo Stanganello, Mario Franzoni, Mario Longo e Giuseppe Pugliese Carchedi
Secondo i pm «i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose» avrebbero contribuito a creare un «sistema mafioso lombardo». Oltre 90 i capi d’imputazione, tra le persone offese anche la Regione e sei collaboratori di giustizia
Considerato un personaggio di primo piano della mafia calabrese in Piemonte, era già stato indagato per l’assassinio del magistrato torinese nel 1983. Per i pentiti ha la dote di “crimine”
La testimonianza confluita negli atti del processo Factotum a Torino: «Al Sud non si parla neanche più per paura di essere intercettati, io ci andavo soltanto in vacanza»
Chieste pene dai 20 a un anno di reclusione. Secondo la Dda di Catanzaro le consorterie sarebbero operative tra Roccelletta di Borgia e Squillace. Contestati danneggiamenti, lesioni ed estorsioni
Le elezioni arrivano in un momento di profonda crisi in tutti e tre i centri che hanno subito la presenza condizionante di potenti clan di ‘ndrangheta. Ora però anche gli elettori sono chiamati a uno scatto d’orgoglio e a scegliere in assoluta libertà i propri governanti locali
VIDEO | Il presidente della Giunta regionale all’inaugurazione della caserma in un bene confiscato al clan Mancuso: «Questa è una terra ricchissima di talenti ma avvelenata dalla criminalità organizzata. Oggi facciamo vedere ai clan che lo Stato c’è»
Nel 2020 Giorgio Greco se la prese con un privato cittadino che aveva minacciato un avvocato utilizzando un linguaggio da malavitoso, per la Dda è anche la prova di come il principale indagato dell’inchiesta avesse assunto un profilo da tutore dell’ordine pubblico
I due danneggiamenti in meno di 24 ore. Il sospetto è che gli episodi siano maturati in un contesto di ‘ndrangheta: il proprietario del locale è infatti il figlio di Mimmo Chirico, boss di Gallico ucciso nel 2010