Mobilità al Sud più bassa d’Italia, mobilità fuori regione più alta d’Italia, stipendi fra i più bassi d’Italia. È un bagno di sangue quello che riguarda i neolaureati calabresi, che non vengono trattenuti dalla loro regione di appartenenza come testimoniato dai report SVIMEZ e Almalaurea.

Se le Università riescono senza particolari problemi a trattenere in Calabria i propri studenti, dall’altra parte il mondo del lavoro non risponde alle esigenze dei giovani. E i dati ISTAT elaborati dalle varie piattaforme sono impietosi: dal 2005 a oggi, la Calabria ha perso quasi 100mila ragazzi di età compresa fra i 25 e i 34 anni, ovverosia neolaureati costretti ad allontanarsi da casa per trovare lavoro. In percentuale, la risposta data dall’ISTAT è ancora più agghiacciante: se le persone che vivevano in Calabria fra i 25 e i 34 anni nel 2005 erano quasi il 15%, oggi non arrivano neanche all’11%. Il tutto mentre, dall’altra parte, l’emigrazione universitaria è scesa di dieci punti percentuali in appena due anni. 

Fra stipendi bassi e incertezza del lavoro

Il dato non migliora, anzi peggiora in percentuale, se si parte dal 2015: in un decennio la nostra regione ha visto quasi 60mila ragazzi salutare i propri affetti. Secondo il report SVIMEZ, dei neolaureati in Calabria soltanto il 59,2% resta nella macro area del Sud Italia: praticamente uno ogni due va via e, di questi, ben il 21,8% sceglie il Centro-Nord come meta lavorativa. Seguono il Nord-Est con il 9,5% e il Centro con circa l’8%.

Un vero e proprio bagno di sangue, insomma, quello che dalle aule delle tre università calabresi porta poi alle grandi aziende del Nord. Ma non c’è solo questo: i neolaureati calabresi hanno i quartultimi stipendi d’Italia secondo la media nazionale. Stando al report Svimez, si parla di 1.559 euro mensili netti, alla pari dell’Umbria e davanti soltanto a Sicilia, Basilicata e Molise: oltre duecento euro in meno rispetto al Veneto primo, che viaggia a 1.793 euro (alla pari del Trentino) e cento euro in meno rispetto alla media nazionale, pari a 1.654 euro. E il dubbio che sia la mancanza di sicurezza lavorativa a far emigrare i giovani, e non la proposta universitaria, sale sempre di più.