Se la storia di Epstein fosse un quadro, sarebbe il trittico di Bosch “Il giardino delle delizie” nella parte dedicata all’inferno, in cui le luci della Creazione si spengono e lasciano formicolare le creature mostruose incarnate in un bestiario umano ridotto a carne maleodorante.

Quel pannello, collocato a destra rispetto alla visione pastorale del mondo agli albori, gronda della peggiore melma incarnata in bestiole dannate che bruciano e gelano, mangiano le proprie deiezioni e si crogiolano nella tortura mostrando nudità torte e sanguinolente.

Il Giardino delle delizie (o Il Millennio) è un trittico a olio su tavola (220×389 cm) di Hieronymus Bosch

La vita del miliardario è stata un brillante fallimento, una straordinaria oscenità, un ossimoro in cui il mostro bifronte si mostrava ora gaudente, ora terribile. Epstein era convinto di non fare nulla di male, di avere il diritto a prendere quello che altri gli permettevano di ghermire, convinto che il denaro potesse comprare davvero tutto. 

Uno degli omaggi a Lolita immortalati da Epstein nel suo rullino fotografico

Ora il consulente d’oro di Wall Street parlava dei meccanismi finanziari e delle potenzialità della scienza medica per guarire le malattie, ora inseguiva intorno a un tavolo due adolescenti per soddisfare le sue fantasie che ritrovava in quell’incipit del romanzo di Nabokov:

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta…”.

Il film "Lolita" che compare nel rullino di Epstein

Il primo verso del romanzo di Nabokov scritto sul petto di una ragazza e immortalato da Epstein

Epstein guardava e riguardava il film di Kubrick (c’è anche questo piccolissimo estratto dall’archivio che come una mareggiata che si ritrae, sta lasciando sulla sabbia cadaveri in putrefazione), magari sentendosi in confidenza elettiva con Humbert Humbert e giustificato dal fatto che anche l’arte aveva celebrato la passione per le ninfette. 

E Ghislaine Maxwell, la sua vestale, sottomessa totalmente ai voleri di chi l’aveva salvata dalla rovina economica, lo aiutava a scegliere case e donne, anzi ragazzine, anzi, bambine. 

Epstein circondato da giovanissime ragazze

Le speculazioni sul suo nome oggi si sprecano, le sue email sono sezionate come in una globale autopsia. Si scava negli scambi che parlano dell’attentato delle Torri gemelle, nei contatti ricercati con la Russia, nelle email che recano solo una lista di appunti sparsi, quasi promemoria. Ma quello che resta sepolto, è forse il materiale più inquietante e forse non ne avremo mai contezza del tutto. 

Ieri, intanto, è finito agli arresti l’ex principe Andrea d’Inghilterra. Il fratello di Re Carlo è stato raggiunto dagli agenti di Scotland Yard nella sua residenza di Sandringham.

L'ex principe Andrea

Epstein sul set di un film di Woody Allen

Il reportage

Nel reportage in cinque puntate, ho raccontato la vita di Jeffrey Epstein partendo dalle origini, la sua ambizione, i suoi talenti.

(Qui tutte le cinque puntate) 

«È importante per te?»

Epstein, quando qualcuno gli chiedeva un favore, rispondeva: «È importante per te?» Era come un mantra. Perché un favore era qualcosa che più avanti poteva essere ricambiato. E quando Epstein faceva un’offerta, era un’offerta che non si poteva rifiutare. 

I suoi ponti erano tesi ovunque: verso la Russia di Putin, verso l’Italia (il nome di Matteo Salvini, indicato come possibile rappresentante di un partito da appoggiare in uno scambio con Bannon, compare svariate volte; Vincenzo Iozzo, esperto italiano di cybersicurezza di origini catanzaresi, è presente in numerose email, in particolare in uno in cui si menziona un passaporto vaticano; ma i nomi italiani in agenda sarebbero più di quaranta); verso l’Inghilterra, lo Zimbabwe di Robert Mugabe, Israele e il Medio Oriente. E a tutti faceva la stessa domanda. «È importante per te?»