Il giorno dopo la schiacciante vittoria del No al referendum il procuratore di Napoli si racconta a LaC News24. Gli attacchi subiti durante la campagna referendaria. I problemi «concreti» da affrontare. E sulle associazioni dei magistrati: «Non vanno demonizzate ma va rafforzata la trasparenza»
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Milano, Anteo Palazzo del Cinema Seconda giornata del Festival Internazionale dell'Antimafia chiusura del Festival con Nicola Gratteri
Gli attacchi subiti durante la campagna referendaria, il sostegno di colleghi e cittadini e coloro che «hanno scelto maggiore prudenza». La scelta di «coscienza» di caricarsi addosso il peso della campagna referendaria. Messo un punto fermo alla riforma costituzionale con la vittoria del No al referendum adesso ci sono problemi veri da affrontare: «Serve un lavoro concreto e non ideologico». E sulle correnti: «Fanno parte della storia della magistratura ma serve più trasparenza e meno giochi di potere».
È un Nicola Gratteri a 360 gradi quello che si racconta a LaC News24 il giorno dopo la schiacciante vittoria del No al referendum che ha bocciato la riforma costituzionale sulla magistratura.
Procuratore qual è la prima cosa che ha pensato quando ha capito che il No avrebbe vinto? Se lo aspettava questo risultato?
«Mi aspettavo un esito meno netto. Quando ho capito che il No avrebbe vinto ho pensato soprattutto a un segnale forte da parte dei cittadini: la volontà di difendere l’impianto costituzionale e di non intervenire su un equilibrio così delicato senza un consenso ampio e condiviso».
Perché si è caricato un simile peso con questa campagna referendaria procuratore?
«Perché ero convinto che questa riforma minasse seriamente gli equilibri tra poteri e che avrebbe peggiorato il servizio giustizia. La mia coscienza mi ha imposto di prendere una posizione netta».
In Calabria ci sono state roccaforti del No (Cosenza, Gerace), e roccaforti del Sì soprattutto nella provincia di Reggio Calabria e in comuni come Platì e San Luca. Come legge questi dati?
«Non mi piace generalizzare, se hanno votato avranno avuto le loro ragioni. I dati vanno letti con prudenza, tenendo conto delle specificità dei territori, senza sovrapporre automaticamente il risultato elettorale a giudizi o etichette: il voto resta un’espressione libera e complessa delle comunità».
Nel corso della campagna referendaria ha subito parecchi attacchi. Chi ritiene l'abbia difesa e chi l'ha lasciata da solo?
«Nel corso della campagna referendaria ho ricevuto sostegno da tanti colleghi, da una parte della società civile e da cittadini che hanno condiviso le mie posizioni. Altri hanno scelto il silenzio o una maggiore prudenza, ed è una scelta che rispetto. In momenti come questi, però, conta soprattutto la coerenza con le proprie idee e il rispetto del ruolo che si ricopre, più che la ricerca di schieramenti personali».
Messo un punto fermo alla riforma, adesso cosa c'è da fare? Quali sono i problemi della magistratura da risolvere?
«Si può aprire un tavolo di discussione serio e condiviso: ci sono molte cose che è possibile fare per migliorare l’efficienza e l’efficacia della giustizia. Penso alla riduzione dei tempi dei processi, al rafforzamento degli organici e delle risorse, alla digitalizzazione, a una migliore organizzazione degli uffici e a interventi che garantiscano insieme efficienza e rispetto dei diritti. Serve un lavoro concreto e non ideologico, costruito con il contributo di tutte le componenti del sistema».
Nel corso di questa campagna referendaria si è parlato molto di correnti. È notorio che lei non ne faccia parte, ma come considera le correnti? Andrebbero regolamentate in qualche modo?
«Le correnti fanno parte della storia della magistratura e rappresentano, nel loro senso originario, luoghi di confronto culturale e professionale. Il problema nasce quando questo ruolo si altera e rischia di trasformarsi in dinamiche di appartenenza o di gestione del potere. Per questo credo che più che demonizzarle, vada rafforzata la trasparenza, la responsabilità nelle nomine e il rispetto rigoroso del merito. Se necessario, si possono anche prevedere regole più chiare, ma l’obiettivo deve essere sempre quello di garantire indipendenza e credibilità della magistratura».



