Dal ruolo egemonico del governo al Parlamento ridotto a comparsa: così la Carta perde la sua funzione unificante
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Al di là dall'esito referendario, c'è nella riforma Nordio una colpa grave: l'uso antagonistico della Costituzione. Addio alla sua funzione unificatrice, niente più dovere di «solidarietà politica». La Carta ridotta a regolamento di conti, a prova di forza. L'idea della riforma? Tutta del Governo: proprio quell'organo che i costituenti vollero estraneo alla revisione costituzionale ne è diventato il monopolista. Proponente, fautore e narratore pubblico. Il Parlamento? Un utile idiota – cornuto e contento – dell'esecutivo. Zero modifiche al testo. Nessun dialogo vero con le opposizioni. Dibattito sbrigativo, non voluto ma subito con fastidio e imbarazzo. Aule davvero «sorde e grigie». È il controllato a comandare: il controllore obbedisce, e ringrazia pure. Una riscrittura della Costituzione faziosa e muscolare: fatta per silenziare gli oppositori, negare cittadinanza costituzionale agli avversari.
Se avessimo un sussulto di patriottismo repubblicano dovremmo urlare che non ci prestiamo a questa operazione. Rivogliamo centrale e rappresentativo il Parlamento. Ne pretendiamo il coinvolgimento autentico e sistematico, nella fase dell'iniziativa e per tutto il tempo della scrittura. Noi elettori non ci accontentiamo di prendere o lasciare a giochi fatti. Non siamo spettatori dimessi e invisibili in fondo al cinema, di cui ci si accorge a fine proiezione e a cui si chiede distrattamente, affrettandosi verso l'uscita, se il film è piaciuto. Comunque vada il voto, sarà certificato il mutamento – forse irreversibile – della forma di Stato: esecutivo cesaristico, Camere ridotte a camerette adoranti, corpo elettorale non più agente ma agito, non più soggetto ma oggetto.
Discutere del solo merito della riforma è una sconfitta della democrazia costituzionale: il metodo usato è il primo, enorme problema! A soccombere già ora è la Costituzione come casa comune. Attenzione! Oggi tocca alla Giustizia rischiare modifiche unilaterali. Domani potrebbe essere la volta dei diritti basilari. Del lavoro, della salute, della scuola (e chissà di quanto altro ancora): facciamo in tempo a dissentire.
*magistrato, Corte d'Appello di Catanzaro


