Aveva un telefono in mano, non un’arma. Alex Pretti documentava la brutalità dell’Ice quando è stato ucciso. I filmati parlano chiaro e alimentano proteste di massa contro la violenza federale nell’America di Trump
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Alex Pretti
Alex Pretti era un infermiere. Incensurato. Ucciso dallo Stato perché stava filmando la brutalità dell’ICE trumpiana. Ma per la segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem: «Si è avvicinato armato e ha reagito con violenza». Ma i video diffusi sui social contrastano con le versioni del governo federale.
Incensurato. Stimato. Uno che ogni giorno entrava in reparto per salvare vite. Non un criminale, non una minaccia. Aveva un telefonino in mano, non un’arma. Stava filmando. Stava guardando. Stava testimoniando. È stato ucciso così. A Minneapolis. Con il telefonino ancora stretto tra le dita. I video parlano chiaro. Non mostrano un uomo all’attacco, ma un cittadino che documenta. Un gesto semplice, oggi diventato pericoloso: rendere visibile ciò che il potere vorrebbe restasse invisibile. Il capo della polizia lo ha detto chiaramente: «Era un cittadino modello». I familiari raccontano che credeva nella dignità umana e nella solidarietà, e che non si voltava mai dall’altra parte. Per questo era lì. Per questo stava filmando la brutalità degli uomini dell’ICE.
Ora l’America di Trump è sull’orlo del baratro. Una folla immensa ha attraversato le strade di Minneapolis per gridare al presidente di ritirare la polizia federale e di fermare la violenza. Non slogan ideologici, ma una richiesta elementare: basta violenza. Via l’ICE da Minneapolis. Ma la narrazione federale è sempre la stessa: «Minaccia armata». E Trump insiste: «Lasciate fare all’ICE il suo lavoro».
Il sindaco di Minneapolis, dopo aver visto i filmati, parla invece di «sequenze scioccanti» e di una «forza letale ingiustificabile». Parole pesanti, che segnano una frattura profonda tra il potere centrale e le città americane. Un segnale terribile che potrebbe portare l’America verso una strada di non ritorno. L’America trumpiana non è più il grande Paese che abbiamo conosciuto. Tra operazioni federali aggressive e milizie MAGA, filmare una scena di violenza ingiustificata è diventato un reato capitale. Ed era già successo qualche giorno fa con una donna, uccisa nella sua auto. Una violenza inaudita e assolutamente ingiustificata.
La democrazia americana oggi è crivellata dalla violenza di un corpo speciale armato. È una democrazia massacrata. Violentata. Le strade americane bruciano. La guerra civile non è più un’ipotesi astratta: bussa alle porte, giorno dopo giorno sempre più forte. E allora la domanda resta una sola: quanto altro sangue innocente dovrà ancora scorrere per fermare questa tragedia?


