Coinvolto nell’operazione Metropolis del 2013 per associazione mafiosa si scaglia contro la magistratura e racconta la sua verità
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Chiede giustizia. Lo ha fatto con un gesto estremo. Un manifesto e la minaccia di lanciarsi da una Gru a Siderno. Antonio Cuppari è stato arrestato nel marzo 2013 in ambito dell'operazione Metropolis, procedimento della Dda per il reato 416 bis con il sequestro preventivo di ogni bene aziendale e personale. Ha scontato una condanna a 13 anni per associazione mafiosa che l’uomo oggi definisce «ingiusta e illegittima». Non è armato e chiede di poter “trattare” e si scaglia contro la magistratura. «Sono stanco e sconcertato di tutto quello che lo e la mia famiglia stiamo subendo dal 2013 ingiustamente e illegittimamente».
Un lungo manifesto racconta una vicenda giudiziaria che l’uomo tenta di ribaltare rispetto all’esito delle aule giudiziarie. «Fino al 5 marzo 2013 ero un noto commerciante di auto e un imprenditore immobiliare di Brancaleone, rispettato e stimato da tutti, davo lavoro a moltissimo persone, dal 5 marzo 2019 in poi la Procura e la Guardia di Finanza che hanno indagato, attraverso il web, giornali e tv hanno fatto passare un messaggio di me e del mio immenso lavoro, che non rispecchia per niente la realtà».
Non ci sta e oggi protesta per chiedere di raccontate la sua verità. «I miei beni sono posti sotto sequestro e confisca anche se dal reato di riciclaggio di denaro sono assolto in via definitiva "perchè il fatto non sussiste”. I miei beni a differenza di quanto si possa pensare e sapere, non sono confiscati per reati di mafia ma banali fatti amministrativi e urbanistici».
Chiede giustizia e vuole dare voce alla sua verità e per farlo ha scelto una via estrema, una forma di protesta che si è conclusa da poco grazie anche alle trattative portate aventi dai carabinieri e i vigili del fuoco.

