Le manifestazioni religiose, soprattutto nei piccoli centri, rappresentano per le consorterie mafiose un’occasione importante per ostentare devozione ma anche per mostrarsi al paese da protagonisti di un evento molto sentito. Accrescere il consenso sociale è necessario per le cosche che, non solo partecipano, ma supportano anche economicamente gli eventi.

«Inquinato il mondo religioso»

Un evento simile è accaduto anche a Soriano il 17 aprile 2022 nel corso della cerimonia dell’Affruntata quando, nel giorno di Pasqua, si celebra l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna. La manifestazione è stata seguita e registrata dagli agenti di polizia che stavano indagando sulle cosche Emanuele-Idà, attive, secondo l’accusa, su Gerocarne, Soriano e Sorianello. L’inchiesta è sfociata nell’operazione Jerakarni che ha portato a 54 misure cautelari. «La ‘ndrangheta – scrivono gli inquirenti – è riuscita ad inquinare anche il mondo religioso».

Manifestazioni religiose e cosche in Calabria

Gli investigatori non si trovavano lì per caso. Gli esempi di questo controllo sociale, nel tempo, non sono mancati.
Nei brogliacci dell’inchiesta la Dda di Catanzaro si citano gli esempi di Zungri, dove il boss del Poro, Giuseppe Antonio Accorinti, in occasione della festività Madonna della Neve, «pretendeva di portare il simulacro della Madonna, ragione per cui la manifestazione religiosa venne interrotta».
Famoso è l’episodio del 2014 a Oppido Mamertina quando il compianto collega del Quotidiano del Sud fece esplodere la notizia dell’“inchino” della statua della Madonna davanti alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti, già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso.
Nella provincia di Vibo due dei casi più eclatanti si sono verificati, ricorda la Dda, a «Sant’Onofrio, "regno" della cosca Bonavota e a Stefanaconi, territorio assoggettato ali' egemonia della cosca Patania». Dopo questi fatti il vescovo fece commissariare per due anni le manifestazioni religiose dell’Affruntata.

L’Affruntata di Soriano nel 2022

Per quanto riguarda Soriano, nel 2022 l’attenzione per l’Affruntata era così alta che qualche giorno prima si riunì il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Vennero passati in rassegna gli elenchi dei portatori delle statue sacre e non si registrò la presenza di personaggi ritenuti appartenenti a consorterie mafiose delle Serre vibonesi.
Gli agenti, però, si recarono sul posto per monitorare l’andamento della processione e notarono che, nel corso della manifestazione, ai portantini si sostituirono soggetti ritenuti appartenenti al clan Emanuele-Idà. Tra questi il presunto reggente Domenico Zannino, Michele Idà, figlio di un altro presunto reggente, Franco Idà, Filippo Mazzotta, ritenuto intraneo alla consorteria, Giuseppe Chiera, cognato di Zannino e considerato a disposizione del clan.
In particolare, Michele Idà, classe ’97, avrebbe assunto il ruolo di togliere il velo di lutto alla statua della Madonna mostrandone il vestito di festa per la resurrezione di Cristo.

La presenza dei poliziotti non venne accolta con particolare favore da alcuni presenti. La moglie di Zannino li apostrofò con un «che c***o riprendete a fare, tanto lo sapete chi c'è sotto le statue».
Altre donne del luogo si unirono in coro. E, infine, qualcuno sbottò: «Andate tutti a f*****o, avete rotto i c******i».